<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="0.91"><channel><title>Hotel Messico il sito con i feed gialli</title><description>forse funzionano</description><link>http://www.hotelmessico.net</link><language>it</language><item><title><![CDATA[Presente Indicativo]]></title><description><![CDATA[<b>Presente indicativo</b><br>
<img src="http://giasai.files.wordpress.com/2010/03/pi.jpg?w=85&h=128"><br>
Presente Indicativo, nuova antologia per Ad est dell'equatore. Dentro c'e' il mio racconto "Polvere di denti" che verra' rappresentato al teatro Elicantropo di Napoli per la regia di Giuseppe Miale di Mauro con protagonista Stefano Meglio. <a href="http://www.presenteindicativo.it/wp/">Info</a>.]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=755]]></link></item><item><title><![CDATA[canemucco]]></title><description><![CDATA[<b>Canemucco</b><br>
<a href="http://www.canemucco.com"><img src="http://www.hotelmessico.net/canemucco.jpg"></a><br><br>
Da maggio sono su <a href="http://www.canemucco.com">Canemucco</a>, la rivista di <a href="http://www.coniglioeditore.it">Coniglio editore</a>, distribuita nelle edicole e nelle fumetterie. Ogni mese un mio racconto. Comincia la campagna abbonamenti a prezzi stracciati. <a href="http://www.canemucco.com/early.html">Adesso smettetela di leggere e cacciate i soldi.</a>]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=754]]></link></item><item><title><![CDATA[La notte dei call center viventi]]></title><description><![CDATA[Il mio racconto "La notte dei call center viventi" su <a href="http://www.websitehorror.com/index.php?content=website_horror&id=132">websitehorror</a> di <a href="http://www.intermezzieditore.it/">Intermezzi editore</a>.]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=753]]></link></item><item><title><![CDATA[Senza pelle]]></title><description><![CDATA[<b>Senza pelle</B>
<br>
romanzo in 3 twitt
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<br>
Luciano accende il ventilatore, sente caldo, stasera dovra' spiegare alla moglie che lui e Laura aspettano un bambino da quattro mesi.
<br><br>
Laura non risponde al telefono da ieri e adesso ha la certezza di parlare con i morti come faceva sua nonna, e' stata lei a insegnarglielo.
<br><br>
La moglie di Luciano sa di Laura e del bambino, sono due anni che li segue, prende due stilnox al giorno e cerca una soluzione.
]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=752]]></link></item><item><title><![CDATA[Segatura]]></title><description><![CDATA[<b>Segatura</b><br><br>
Mairas continua a guardarsi le mani, le tiene aperte, fissa le nocche e gli esagoni di pelle. Guarda se c'e' un tremore, una vibrazione minima. Sono ferme, come lo erano ieri, ma ieri, adesso, e' un tempo lontanissimo.<br><BR>

<a href="http://www.microcenturie.it/2010/01/13/cinque-segatura/">continua a leggere su Microcenturie</a>]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=751]]></link></item><item><title><![CDATA[Diamante]]></title><description><![CDATA[<b>Diamante</b><br>
<br>
Veronica ha ventidue anni e il bianco dei suoi occhi sembra fatto col latte. La sua pelle sa di lavanda. Una femmina col profumo incorporato.  La seguo da dieci settimane, ho preso degli appunti sulle sue abitudini. Il suo odore l'ho sentito sul tram numero quattro, mi piace pensare che abbia una ghiandola sotto il collo dal quale lo sprigioni. Lo so che non e' possibile, pero' l'ho collegato alla pubblicita' di quel deodorante per interni che a minuti prestabiliti spruzza fragranze industriali nel salotto.<br>
<br>
Le ho fatto dei filmati e delle fotografie con il cellulare e a casa faccio i fotomontaggi. Incollo la sua faccia su corpi di donne che vengono penetrate da uomini dalla muscolatura perfetta. Il piacere che ne provo e' sublime, altrettanto lo e' lo schifo per me, e per il suo corpo sudicio, che provo appena raggiungo il mio orgasmo. Certi giorni accendo il computer e trovo delle immagini di Veronica che si lascia penetrare da piu' uomini per volta. Corrotta, sporca, puttana. Lo tiro da fuori, le faccio vedere io come si fa, dura pochi istanti ma e' potente, mi gira la testa. E' lei che mi segue. Si e' procurata il mio indirizzo email, e' lei che mi spedisce le fotografie. La vacca sceglie solo uomini robusti, le piace succhiare. Ho un hard disk pieno di immagini nelle quali succhia mentre un altro glielo sbatte dentro. Lei stessa mi invia le foto di notte. Dopo che ho spruzzato nel mio fazzoletto di carta e mi passa la follia che mi fa credere che sia stata lei spedirmi le immagini ho delle crisi di pianto. In un certo senso penso che siano quelle lacrime il mio vero orgasmo.
<br>
<br>
La mia faccia e' geometricamente sbagliata, gli occhi per esempio e il naso, appartengono a due facce diverse. Le donne che fino ad adesso mi hanno abbandonato, erano solo troppo preparate in geometria. La loro severita' era l'essenza stessa della loro bellezza. Veronica non accetterebbe mai lei mie labbra sottili e il gonfiore anfibio dei miei occhi.
Io anche desidero solo corpi perfetti e ritengo la bruttezza un peccato mortale. Scelgo con attenzione le donne dei video porno su internet. Quando posso, mi concedo il meglio. Cristo santo, mi e' rimasto ancora dell'umorismo. 
<br><br>
Mia madre mi chiede perche' ho sempre gli occhi gonfi. Sembra che io abbia appena smesso di piangere. E' stata lei a insegnarmi la bellezza, a svelarmela. La sua faccia, adesso che ha sessantatre' anni sembra quella di una trentenne. E' piu' giovane di me. La chirurgia estetica l'ha riportata indietro nel tempo, ma le sue viscere e il suo cervello sono vecchi. Ha qualcosa che le sta mangiando le ossa. Non si alza dal letto da quattro anni, una flebo la alimenta, un'altra cannula aspira i liquidi dalla sua vescica. Siamo io e lei da soli in casa. La mattina la trucco. Il rossetto, il fondotinta, l'eyeliner. Vuole anche profumo e gioielli e la sua collana di perle. Quando la morte arrivera' la trovera' ancora bellissima.
<br>
<br>
Mia mamma dice che devo pensare a me stesso. Sa che tra non molto morira' e che non potra' piu' mantenermi. Sarebbe bello se Veronica venisse in questa casa. 
<br>
<br>
Abbiamo gia' parlato con quelli dell'impresa funebre. Mia mamma ha detto che voleva occuparsene lei stessa. Ha gia' pagato. L'addetto ha preso la misura e mia mamma ha scelto il modello della bara. Viviamo aspettando il momento della sua morte, nel frattempo, lei guarda la televisione, io i siti pornografici.
<br>
<br>
Ho scritto una lettera e l'ho spedita a casa di Veronica. Vive con i genitori, il padre ha una Alfa. Le ho scritto che che deve smetterla di inviarmi quelle maledette foto. Le ho scritto che non voglio vedere oltre il suo corpo osceno in quelle pose disgustose. Ma le ho anche scritto che sono pronto a perdonarla se si trasferisce a casa mia.
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<br>
Immagino sia per questa storia che la mattina seguente sono arrivati i poliziotti e mi hanno portato in una clinica. Ho di nuovo dato di matto con la storia delle foto e ho scritto la lettera a Veronica. Adesso c'e' una dottoressa che mi sta parlando. Io le dico come stanno le cose, e che se vuole posso dimostarle di avere decine di foto che Veronica mi ha inviato. Quella scrive su un pezzo di carta. Il suo tono volutamente amichevole mi da' sui nervi. Allora le chiedo di parlare con mia madre, le do il numero di telefono di casa e lei mi dice che mia madre e' morta dodici anni fa e che non e' la prima volta che sono in questo posto e che la lettera l'ho spedita a Michelle Hunziker e sono stati quelli di Canale Cinque a chiamare la polizia. Poi apre un libro con l'immagine di una donna completamente nuda mentre un'altra e' china sotto di lei con la testa in mezzo alle sue gambe e mi chiede: che cosa vedi?]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=750]]></link></item><item><title><![CDATA[Un te' al mandarino a casa della Donna Cannone]]></title><description><![CDATA[Un te' al mandarino a casa della <a href="http://blog2piazze.blogspot.com/2009/12/siamo-alla-lotta-darwiniana-mi-scrisse.html">Donna Cannone</a>.]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=749]]></link></item><item><title><![CDATA[termo-sifone]]></title><description><![CDATA[<b>Termo-sifone</b>
<br>
<br>
In quella specie di campo di battaglia camuffato da letto,<br>

mi tendesti un'imboscata.<br>

Ci furono delle vittime,<br>

lo scontro fu mortale.<br>

Ed e' per celebrare quel momento,<br>

che hai istituito il rito,<br>

dov'io,<br>

religiosamente mi spoglio,<br>

e tu,<br>

ferocemente m'inviti.<br>






]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=748]]></link></item><item><title><![CDATA[Breve intervento a Neapolis dell''11/12/09.]]></title><description><![CDATA[<a href="http://www.youtube.com/watch?v=6jwz8v86AxM">Breve intervento del sottoscritto a Neapolis su Rai Tre dell'11/12/09.</a>]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=747]]></link></item><item><title><![CDATA[Sessanta]]></title><description><![CDATA[<b>Sessanta</b><br>
<img src="http://www.hotelmessico.net/egon60.jpg"><br>
<br>
Mia mamma mi ha partorito senza dolore sul sedile di dietro di una Fiat 127. Quando ha sentito le contrazioni ha parcheggiato nella piazzola di sosta della tangenziale, si e' seduta dietro e ha acceso una camel light. Era buio e non c'era nessuna maniera di chiamare qualcuno. Mise sotto la lingua sessanta gocce di Novalgina che teneva sempre nella borsetta e ingoio'. Ogni camion che passava la 127 tremava e c'era il rischio che la forma a incudine della macchina di per se' non fosse abbastanza aerodinamica a sopportare tutto quel vento. C'era il rischio di ribaltarsi e finire prima di cominciare. Mia mamma strappo' il rosario che c'aveva appeso sotto lo specchietto e guardando la croce disse a Cristo che stava tirando troppo la corda e che sessanta gocce di Novalgina non sarebbero bastate per molto, quindi almeno, bisognava darsi una mossa. Quando venni fuori mia mamma mi appoggio' sul sedile davanti, brucio' il cordone ombelicale con l'accendino della 127 e mi avvolse nelle pagine di un Tuttocitta' del millenovecentosettantaquattro che teneva nel portaoggetti perche' lei le strade non riusciva a impararle. Nell'ottanta poi sarebbe venuto il terremoto e molte tavole del Tuttocitta' bisogno' ridisegnarle. Quando tutto fu finito, io ero avvolto in uno strato di pagine con le pubblicita' di aziende di traslochi e numeri di radiotaxi, mia mamma mise la freccia a sinistra e guido' verso l'ospedale Loreto mare macchiando di sangue il volante e il cambio. Il casellante della tangenziale di Corso Malta quando la vide inzuppata e madida le chiese se avesse bisogno di qualcosa.
"Li sai mettere i punti?".<br>
"No?".<br>
"E allora alza questa cosa, muoviti".<br>
Parcheggio' sulla rampa del pronto soccorso. Un infermiere le disse che non si poteva stare la'. Lei allora gli lascio' le chiavi e gli disse di metterla dove gli pareva e usci' con un cartoccio umido di carta da giornale.
"Dove l'ha trovato?", disse il primo medico che la vide e "non si puo' fumare qua dentro", le disse un altro. E' a quel punto che ci presero a tutti. A lei la stesero su una lettiga ricoperta da un lenzuolo con scritto il nome dell'azienda ospedaliera e le infilarono una flebo nel braccio. Io invece venni portato in una sala piu' piccola dove mi misurarono la temperatura, mi contarono le dita dei piedi, mi pesarono e cercarono di capire quanto fosse conforme alla legge un figlio nato da una femmina che mentre continuava a perdere sangue fumava le camel light.<br>
Quando mio padre arrivo' all'ospedale la prima cosa che mia mamma gli disse fu: "avevo paura di incontrare tua moglie. Si sarebbe messa a urlare come la volta scorsa al supermercato. Tua moglie mi odia".
"Dove l'hanno messo?", disse lui, che adesso poteva parlare di me come unita' fisica indipendente.
Mia mamma fece un cenno con la testa per fargli capire dove mi avevano portato. Mio padre allora si fece spiegare da un'infermiera io chi fossi in mezzo a decine di altri ragazzini nelle mie stesse condizioni e resto' a guardarmi attraverso un vetro. Appoggio' le mani e comincio' a contare muovendo la testa. Quando mi vide dovette pensare che io e lui non ci assomigliavamo e che adesso a quella ragazza che aveva partorito da sola sulla tangenziale qualcosa bisognava dirle, ma pure alla moglie, che gia' una volta colla forbice da cucina aveva provato a infilzarlo. L'avevo rovinato. E lui che era un vigliacco, si chiedeva cosa gli sarebbe successo adesso e se  c'aveva le stesse palle che c'avevano tutti gli altri uomini, o almeno le stesse di quell'altro che poi era mio nonno. Allora si disse che da qualche parte bisognava cominciare, ando' al telefono a gettoni dell'ospedale e con due gettoni, e senza respirare, spiego' alla moglie che da quel momento le cose erano cambiate. Non aveva casa, non aveva lavoro, era cosi' povero da sentirsi libero, la moglie non gli poteva togliere niente. Quando il secondo gettone cadde nella pancia del telefono lui le chiese scusa e lei gli disse che era un pezzo di merda, lui le chiese nuovamente scusa e lei di nuovo che era un pezzo di merda, fallito, pezzente, miserabile e mio padre che aveva appena trovato il coraggio si domando' quanto cristo durassero due gettoni. 
Quando ritorno' nel corsia mia mamma stava ascoltando la storia di una vecchia aggredita da un cane. Ma sul cane non era tanto sicura, mia mamma poi mi disse che erano stati i figli a dirle cosi', per tenerle nascosto il male che un uomo puo' fare a un altro. La vecchia era stesa sulla barella e mia mamma le accarezzava i capelli mentre la flebo le spingeva un liquido trasparente nelle vene. Lui le fu vicino e senza interrompere il racconto della vecchia le fece capire che era tutto a posto, che non si doveva preoccupare, ma in cuor suo non era troppo sicuro di quello che stava dicendo. Lascio' le due donne, penso' che forse mia mamma aveva qualcosa da chiedere alla vecchia su come si crescessero i bambini, i pannolini, i dentini, la varicella. Ando' al bar, disse all'uomo dietro al bancone che aveva bisogno di un caffe' con la grappa, ma non aveva soldi, e in cambio gli racconto' la storia della moglie vera e della moglie finta. 
]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=746]]></link></item><item><title><![CDATA[01/12/2009]]></title><description><![CDATA[<b>01/12/2009</b><br>
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Mi chiamo Solange Magnano e sono morta oggi, primo dicembre duemilanove durante un'operazione di chirurgia estetica. Non pensate che la mia sia stata una morte evitabile, non ho mai avuto scelta. Le vostre facce deformi, i vostri nasi gobbi, la mancanza di simmetria delle vostre arcate sopraccigliari non mi interessano. La geometria disarmonica della vostra faccia e' un'anomalia, la bruttezza e' una malattia. Rifiuto la vostra miserabile compassione. Ho avuto tutto, ma volevo di piu'. Sono stata miss Argentina e quando ho sentito la morte sopravvenire nel letto della mia clinica ho chiuso gli occhi e ho pensato che la bellezza stesse riprendendosi tutto quello che mi avevo dato. Ho ringraziato per il debito che avevo con lei e ho pagato il conto.
<br>
<a href="http://www.hotelmessico.net/cellophane.asp#01/12/2009">vai al cellophane</a>]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=745]]></link></item><item><title><![CDATA[Volume]]></title><description><![CDATA[<b>Volume</b><br>
<img src="http://www.hotelmessico.net/egon-volume.jpg"><br>
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Monica era stata battezzata dal guardiano dell'Esselunga di Viale Ripamonti. L'aveva vista nei monitor del circuito chiuso mentre rubava un fermacapelli. Lo teneva in testa come una corona. Quando l'uomo le chiese come si chiamasse lei rispose: Monica. Le venne in mente il nome della ragazza che fuori la scuola le lancio' un uovo e le urlo' cinese di merda. Il guardiano la porto' nella control room. Passarono per un corridoio stretto con i tubi dell'aria condizionata appesi sotto il soffitto. Chiuse la porta, la fece inginocchiare e le disse di aprire la bocca. Fu in quel momento che Monica decise che quello sarebbe stato il suo vero nome, non quei segni impronunciabili che i genitori le avevano scelto. Se gli altri non sanno leggere il tuo nome allora non esisti. Mentre l'uomo le teneva la mano sulla nuca per dettare il ritmo, Monica penso' che l'unico peccato mortale che veramente aveva da farsi perdonare era di non essere italiana e succhiando, chiese l'assoluzione.<br>
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In giro pero' continuavano a chiamarla la cinese. La madre una mattina le chiese dove avesse preso quel giubbino nuovo. L'aveva aspettata tutta la notte nel kebab all'angolo e Ramis le diede una sedia vicino la vetrina. La citta' era piena di cani che si muovevano come comete impazzite. Quelli del kebab non avevano il coraggio di dirle che alle due avrebbero chiuso, ma lei capi' quando cominciarono a lavare e torno' a casa. Monica arrivo' che il sole era alto, ando' a sciacquarsi la bocca col colluttorio e sputando nel lavandino disse alla mamma che era una cinese di merda e che non doveva piu' chiedere niente.<br>
<br>
Potevi fartela per poco, per molto meno di un giubbino. Una Ceres, una pasticca, una striscia e la cinese si faceva perdonare quegli occhi deformi e quella pelle troppo chiara nel bagno di Feltrinelli, nel bagno dell'Hollywood, nel parcheggio del Garden. Scopri' che Milano era fatta di interstizi nei quali infilarsi e di un milione di bagni pronti ad ospitare le tue ginocchia. Il peccato si poteva espiare in ogni punto della citta'. L'unica cosa che davvero importava alla cinese era ascoltare la musica quadrata, precisa, geometrica delle discoteche. Un miliardo di watt le rimbombavano nella pancia, ogni pasticca che si guadagnava nei bagni era un metro piu' vicino alle casse. Ci voleva coraggio per farsi sotto. L'urto sonoro ti faceva vibrare le viscere. Piu' volume, piu' pasticche, piu' strisce da spararsi nel naso.<br>
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<a href="http://www.hotelmessico.net/samurai.aspx#Volume">continua a leggere la storia</a><stop>
Con gli occhi pieni di mdma Milano era stupenda. Le luci delle macchine si confondevano veloci sulla retina mentre infilava il collo esile nel giaccone. Mangio' in un macdonald's. Si sedette a un minuscolo tavolino al piano di sopra. I neon bianchi erano stelle di venti watt, costellazioni made in china.  Fece segno a uno dei ragazzi dietro al bancone che alla fine capi'. Si chiusero nel bagno, lui le passo' dieci euro rubati dalla cassa e lei si inginocchio'. Padre nostro che sei nei cieli aiutami a pronunciare bene la erre. Non appena le ginocchia toccarono le mattonelle di nuovo una musica forte prese a batterle nel cervello. Poco dopo era  a casa del ragazzo. Un appartamento con il parato e un divano. Era china su un tavolino a tirare un striscia di speed e a ballare la stessa musica che non usciva piu' dal cervello. Ancora in giro.<br>
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La conoscevano tutti la cinese, era la star dei posti che non chiudevano mai. Lei arrivava al bancone, le pupille erano strette, qualcuno la salutava, poi cominciavano ad arrivare. Si avvicinavano con cautela perche' vista l'ora tarda, la cinese era l'ultima possibilita' che Milano aveva di svuotarsi nel bagno di un lounge bar o sul sedile di dietro di una bmw. Era l'ultima possibilita' che Milano aveva di perdonare e di purificarsi. Alle quattro di notte la cinese era la sedicenne piu' preziosa della citta'.<br>
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]]></description><link><![CDATA[http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=744]]></link></item></channel></rss>