La bellezza perduta
[La vita dopo i call center]

Rosa Russo Iervolino è seduta sul sedile posteriore. Indossa un giaccone scuro e nella tasca destra tiene un rosario. Stringe i grani di corallo sotto le dita e dice all'autista di andare più veloce. L'alfa 156 senza scorta viaggia veloce sulla tangenziale verso l’uscita Fuorigrotta, poi via Cinthia, direzione Pianura, le luci arancione dell'illuminazione pubblica si riflettono sui finestrini scuri.
Ai primi capannelli di gente, Rosetta si stende sul sedile, si copre con una coperta per non suscitare reazioni. Sono per la maggior parte donne, alcune di loro hanno una candela tra le mani e pregano. Le loro voci si fondono in un coro unico, era inevitabile che lo venissero a sapere. L'Alfa 156 arriva fuori l'ingresso della discarica di contrada Pisani a Pianura. Là, bisogna fermarsi, i pneumatici non sarebbero in grado di proseguire su un terreno tanto sconnesso. Rosetta Jervolino apre la porta, il fetore è insopportabile. Si porta un fazzoletto imbevuto di profumo sulla bocca e accompagnata da un carabiniere prosegue all’interno della discarica. Il punto preciso è interamente presidiato dai carabinieri e dall'esercito. Tra poco nessuno più potrà avvicinarsi, neanche lei stessa. I militari sono disposti in cerchio a formare una barriera dalle maglie strette. Il commissario straordinario De Gennaro è stato informato dell'arrivo di Rosetta e sotto scorta dei militari esce dalla prima barriera umana e le va incontro. E' sconvolto da quello che ha appena visto.
"Come lo hanno saputo la gente là fuori?", chiede Rosetta.
De Gennaro scuote la testa. Ha la faccia pallida, le pupille dilatate dal pianto, scuote le spalle, non sa come l’abbiano saputo.
"Andiamo", fa Rosetta Russo Jervolino. Il rosario che stringe tra le mani glielo ha regalato la nonna, la vecchia che parlava coi morti. Nel quartiere quando la vedevano si facevano il segno della croce. I militari rompono la barriera solo per il tempo necessario per far passare Rosetta e De Gennaro, oramai ci siamo, pensa Rosetta. Stringe il rosario di corallo nella mano destra forte abbastanza da procurarsi il calco dei grani nella carne morbida del palmo. Più avanti c'è un altro presidio di militari in tuta mimetica, anche le loro maglie si aprono per farli passare. Al centro, ai piedi del punto esatto, inginocchiato, c'è il Cardinale Sepe che prega.
"Stanno arrivando anche dal Vaticano", dice De Gennaro, "è questione di pochi minuti".
Rosetta compie gli ultimi passi, De Gennaro resta indietro, è straziato.
Rosetta allora lo vede. Le manca il fiato, lascia cadere il fazzoletto.
La posa è quella di un uomo in posizione fetale, steso su un lato, ma è lungo almeno tre metri. Il volto si direbbe di donna, ma la sua nudità mostra un pene piccolissimo e flaccido. La cassa toracica è sproporzionata rispetto al resto del corpo e sulla schiena, ci sono due grosse ali a forma di goccia lunghe dalla nuca fino alle ginocchia. Il colore del piumaggio è bianco. Rosetta ha un mancamento, il cardinale Sepe non si muove, prega, è in estasi, De Gennaro è a pochi metri da lei, la regge.
"Mio Dio!" esclama Rosetta, cade in ginocchio, ha la voce rotta dal pianto, affonda le mani fino ai polsi nello strato di rifiuti che le è sotto i piedi. Quello che sta guardando è troppo grande per essere compreso. Sulle ali c'è del sangue ancora non coagulato, di colore rosso scuro, sotto le luci di emergenza montate per illuminare il posto. Il corpo non mostra segni di decomposizione. La carne è ancora intatta e ricopre con uniformità e proporzione l'intero corpo. Le unghie dei piedi sono fatte ad artiglio, così come quelle delle mani. Rosetta Jervolino comincia a tremare, la nonna gliel’aveva detto che certe cose esistevano. Il cardinale Sepe prega in latino.
"Chi lo ha trovato?" chiede Rosetta.
"Uno degli operai. Lavora in questo posto da trent’anni" dice De Gennaro.
"Da quanto tempo pensate sia qui?", dice Rosetta.
"Nessuno lo può sapere con precisione, ma i fogli di giornale che sono nel suo stesso strato di rifiuti sono datati Marzo 1988".
"Venti anni sepolto sotto i rifiuti, cosa diremo adesso alla gente?"
"Non lo diremo", dice il Cardinale Sepe.
Rosetta e De Gennaro si voltano verso la voce del Cardinale che non rivolge loro lo sguardo, parla fissando ancora quell’essere spaventoso e bellissimo allo stesso tempo.
"Non è il primo ritrovamento di angeli che avviene, il Vaticano però non vuole che si sappia. Questo è il terzo. Gli altri due corpi li tengono custoditi in una cripta. Hanno fatto gli esami al carbonio quattordici: i loro corpi hanno oltre diecimila anni. Ne hanno trovato uno in Palestina, l'altro in Germania, questo è il terzo".
"Cosa ne faranno adesso?".
"Lo prenderanno. Lo porteranno nella cripta insieme agli altri e non ci sarà più nessuna possibilità di rivederlo".
"Cardinale cosa significa tutto questo?" chiede Rosetta con un labbro preda di un tremore isterico.
"Non lo so, l’idea che mi sono fatto, è che gli angeli siano il simbolo della bellezza perduta, la bellezza, è un dono del signore".
Proprio in quel momento, si sentono le eliche degli elicotteri del vaticano che sorvolano il cielo sopra la discarica di Pianura.
"Tutti via" ordinano i militari.
Chi può, dà un ultimo sguardo all’angelo sepolto sotto i rifiuti, tra assorbenti, biciclette, lattine, bottiglie. Rosetta si allontana, tirata per un braccio da un militare, la bellezza perduta di Napoli, pensa, mentre torna verso la 156.
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