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Da Rozzano al futuro



Il treno per Torino Porta Nuova partiva alle sette e cinquantacinque. Eravamo io e Titty, l'avevo convinta a seguirmi, e la sua natura di costola aveva fatto il resto. Trovammo posto in uno scompartimento e lei si mise al mio fianco, attaccata allo sterno. Avevamo cibo a sufficienza per arrivare in Egitto col monopattino. Costola aveva procurato certi panini avvolti nella carta argentata, erano palline compatte con tranci di animali morti in mezzo. Io provavo a spiegarle la cosa del rodeo, ma io neanche avevo le idee chiare. Strel aveva detto che non bisognava fare niente, allora gli dissi che si poteva fare, e quindi si risaliva l'Italia, stretta e lunga, per andare a fare niente. Bisognava andare a Rozzano, posto inaugurato col blog rodeo e smontato immediatamente dopo dagli stessi che l'avevano organizzato. Ogni tanto uscivo fuori dallo scompartimento, attraversavo il corridoio fino al punto dove le grosse membrane di gomma uniscono i due vagoni. Arrivato là scorreggiavo, aspettavo quel tanto per farla staccare dalle mutande e poi di corsa nello scompartimento nostro.
"Dove sei stato?" mi diceva costola.
"A prendere aria, qua c'è puzza".

Il resto della storia e di altre le trovate su Chi eravamo, per uno sforzo di memoria collettivo concepito da Herzog.
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