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La corsa
[la vita dopo i call center]



Non faccio in tempo a chiudermi dentro che il proprietario del bar viene a bussare alla porta.
"Se ti fai là dentro chiamo a uno dei Santamaria e ti faccio scassare la faccia sul lavandino".
"No no" faccio io, "un minuto ed esco, non mi sento bene, tutto apposto".
Sento i passi di quello che si allontana. Figl'e bucchin, secondo lui la roba chi me l'ha venduta. Comunque non ci voglio entrare in queste cose, a me interessa solo di farmi. Veloce, devo fare veloce, soprattutto quando esco. Prendo la carta argentata e la apro, odore di vernice intenso, sì sì, tutto perfetto, stendo la roba sul portarotolo di plastica. Ci stanno disegnati cazzi e numeri di telefono di ricchioni. Una volta un ricchione ha detto che se mi facevo fare un bucchino mi comprava una pallina, io gli ho detto di no. Poi l'ho cercato il giorno dopo che stavo male. Stava sempre nei cessi della stazione di Chiaiano. Mi ha detto che mi ero sbagliato, che avevo capito male e poi mi ha fatto vedere un coltello. Una riga, un'altra me la tengo per dopo, per quando torno a casa per mettermi a dormire senza gli incubi, faccio il pippotto con un volantino dei testimoni di geova, ad avercelo un cinque, ne metterei insieme un altro e prenderei un’altra pallina, ma mettere insieme un dieci in questo posto è impossibile, se i Santamaria mi vedono fare colletta o farmi una borsetta mi sparano, l'hanno detto, qua dentro no vogliono stronzate, devono vendere, una volta però mi sono fatto un rolex, quello se ne stava col braccio di fuori che tamburellava sullo sportello, stretto l'orologio e gli ho dato uno strattone, forse gli ho rotto il polso e ho cominciato a correre, e non mi ricordo se quello mi correva dietro, se è uscito dalla macchina, la gente si toglieva davanti, io c'avevo gli occhi bianchi e facevano sette gradi, ma sentivo caldo, la felpa sudata, lo stesso sudore da due settimane, che corsa cristo santo madonna benedetta in mezzo alle palazzine quadrate, nei corridoi pieni di gente che sta sempre in mezzo alle scale fino alla palazzina dove quello dei Santamaria vende e quando arrivo nel corridoio del terzo piano della palazzina gialla, si sente il fiato mio. Quello ha guardato il rolex.
"Strunz, se ti sei fatto a uno qua attorno ti scass a facc".
"No no, stava sul corso Secondigliano, o saccio come funziona".
Quello mi guarda fisso. Sta strafatto di crack, c'ha una pistola che si vede da sotto alla maglietta. Mi dà dieci palline da undici euro. Un colpo di fortuna, non lo so, forse sono i morti miei che mi vogliono bene, gli volevo baciare le mani, a lui e tutti i Santamaria, che tengo l'ordine dentro al quartiere e che ci vendono la roba. Mi trema la mano, non riesco a tenere fermo il pippotto, devo muovermi, quello del bar poi non mi fa entrare più, ecco adesso lo tengo fermo, mi abbasso sul portarotolo, tiro tutta la striscia, sento l'odore della medicina con cui è tagliata, ributto giù il vomito che mi risale la trachea. L'acqua dal rubinetto esce marrone. Io me ne sbatto un poco sulla faccia ed esco dal bagno. Il proprietario mi vede, fa la mossa di uscire da dietro il bancone per prendermi, e io scappo, corro, quando ti fai il cuore non ti fa male se corri, il problema è solo quando la roba non ci sta, e corro veloce perché mi piace sentirmi il vento sulla faccia, per non farmi prendere dalla polizia, per non farmi prendere dai Santamaria e dal proprietario del bar.
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