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#2 [Cellophane]



Volevo scriverti un messaggio col telefono dell'ipercoop che mi dicesti di comprare caso mai ti sentivi male di notte e dovevi chiamarmi d’urgenza, d’emergenza, d’emorragia di lacrime e di sigarette e di filo interdentale e di kebab (tre euro e cinquanta, senza cipolla, molto tzatziki)

e adesso io che ho superato piazza Bellini, sulla salita ho lasciato dietro una vecchia trainante un carrello della spesa ipertrofico di buste di latte metaforico di cibazione priva di canini e molari, tutta lingua e palato, e ho visto un paio di ricchioni seduti che parlavano di fenomeni atmosferici del nord, lontani galassie piovose che tanto noi a Napoli ce ne passa per il cazzo e certe femmine con le tute e le suole legnose sul pavimento sconnesso disconnesso si spostano nervose con il fiato di marlboro rosse,
e vini economici,
e adesso che sto provando a usare le parole in forma comprensibile per un software telefonico per farmi apprezzare come mi era riuscito con certi giornali,
mi viene in mente che non ho mai avuto un telefilm preferito nè una marca preferita di cereali, ma solo incroci, curve, semafori, cartelloni della pubblicità in una mia personale geometria euclidea di delimitati contorni, angoli di vie, buche, paletti

e la paura che non si alza il cazzo e la morte che comincia proprio in mezzo alle mie cosce, la morte precisa geografica satellitare che si annida nel mio canaletto urinario e che comincia da là a mangiarsi il mondo, mantide sdentata, sposa bulimica ipocondriaca bipolare narcolessica liquirizia

affondo la faccia nei lavori per una metropolitana che collega debiti e suicidi di una città piena degli uni ma poco degli altri, e decido di penetrarti con le parole, di ingravidarti con soluzioni grammaticali piene di sperma e fare il giochetto del filo molle che resta teso in mezzo alle due falangi

conto i cani e i piccioni di proprietà del comune come loro contano noi di proprietà dell’azienda della metropolitana che non vede l’ora di sganciarci nel retto caldo di terreno di scale mobili e corrimano, ascensori, nelle fondamenta umide della fica suburbana. Mi siedo da una parte e ti scrivo.
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