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Piastrinica

Per dissipare i veleni blu elettroprodotti di piastrine zanzarifughe, durante la notte lasciai puntato sul mio fianco sinistro, quello notoriamente più debole, un ventilatore a velocità tre. Il ventilatore si attenne alle istruzioni, schifoso robot, e ventilò mulinico e perseverante fino alla completa anestesia di circuiti vascolari toracici d’una certa importanza. Raggiunsi il corridoio con difficoltà, durante le prime ore della mattina, impattando contro le sedie che inspiegabilmente, durante la notte avevano lasciato la docile posizione subtavolinica e si opposero con orgoglio tra la mia persona e il frigorifero e tra la mia persona e il bagno. Ingaggiai un combattimento con la sedia uno dal quale ne uscii sconfitto e riportai diverse ferite ai meccanismi locomotori inferiori. In particolare, risultarono compromessi i delicati ingranaggi interni del ginocchio sinistro. Ritornato nella mia stanza, lessi le istruzioni e cosparsi di Lasonil le ferite. Giurai di vendicarmi con la sedia uno il mattino seguente. Scrivo queste righe adesso, mentre torno dallo sfasciacarrozze, con uno strano sapore sotto la lingua e strisce di luce sulla retina.
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