Chiwawa morto
[La vita dopo i call center]
La seconda cosa di cui hai bisogno è il telecomando di quella merda di aria condizionata. La prima è nella striscia di carta argentata.
Sei all’aeroporto di Capodichino. L’aria condizionata è a soli 24 gradi. Hai la schiena sudata. Nella tasca destra hai una striscia di carta argentata con mezzo grammo di eroina. E’ martedì. Il lineolum è pulito, sembra lavato da poco. Si sente ancora l’odore di disinfettante. Prosegui fino al monitor degli arrivi. Il volo JMA3274 Lufthansa da Monaco è in orario. Raggiungi il check-in della Lufthansa, vuoi sapere se c’è frenesia tra le hostess.
Questo potrebbe significare che uno dei loro aerei non è atterrato.
Che un loro aereo ha perso in volo l’ala destra.
Che il capitano ha avuto un collasso e che adesso ha gli occhi girati.
Invece la Lufthansa sta imbarcando per Berlino. Questo significa che è tutto ok.
Hai un po’ di tachicardia. Sei tra gli ottanta e i novanta battiti per minuto. Il flusso di sangue che gira nelle tue arterie è pari a quello di una mucca di centotrenta chili due giorni prima della macellazione. Sei nervoso per via del cane. Ne hai visto uno al guinzaglio di un poliziotto fuori al parcheggio, vicino alla sbarra. Hai preso delle precauzioni comunque. Hai cosparso la parte esterna della striscia di carta argentata con dell’acido per la ceramica, quello che utilizza tua madre per pulire il lavandino. Solo cha tua madre nel tubo del lavandino non nasconde dell’eroina. Lei della storia dei cani non ne sa niente. Hai preso venti milligrammi di Molteni. Dovresti scalare. Invece aumenti. Adesso non lo tieni più nella bottiglina del collutorio. Da quando tua madre ha avuto quell’infiammazione alla gengiva e faceva due sciacqui al giorno. Poi in cucina fumava tutto il pacchetto di Merit di tuo padre oppure restava immobilizzata mentre versava l’ammorbidente nella lavatrice. La voce dall’altoparlante di una ragazza con un contratto che scade tra due settimane dice che il volo JMA3272 proveniente da Monaco è appena atterrato. La voce dice di appoggiare l’orecchio sul pavimento e di sentire il carrello scorrere sull’asfalto della pista e di prendere nota dello spostamento dell’asse terrestre. Naturalmente le ultime due cose le hai ascoltate solo tu. Ti affacci dalla vetrata e controlli che effettivamente l’aereo si atterrato. La fusoliera ti ricorda la striscia di carta argentata che hai nella tasca destra. Ti appoggi sulla scala mobile e vai agli arrivi. C’è una porta che si apre con la fotocellula. Le persone escono in un gruppo compatto. I primi sono quelli che hanno solo il bagaglio a mano e stanno tutti parlando al cellulare. Finalmente la vedi. Lei conosce la tua immagine su msn ma non ti riconoscerebbe. Trascina un trolley della Carpisa. Lo trascina come si trascinerebbe il corpo di un chiwawa morto. Le ruote sono bloccate e il contatto con il lineolum produce un suono sordo. Ingaggia un duello contro la forza di gravità. Il trolley non ha le chiusure di sicurezza né la chiusura con il codice. E’ una che spera che il personale addetto ai bagagli degli aeroporti le apra la valigia e si masturbi sulla sua biancheria intima. C’è un uomo che l’aspetta. E’ molto più grande di lei. L’uomo le prende il trolley, lei gli passa il chiwawa morto. Chiaramente lei non è quello che dice di essere.
Adesso torni verso i check-in. Là c’è l’ingresso di un bagno sotterraneo poco frequentato. Entri in una cabina e fai scattare la chiusura. Prendi la striscia di carta argentata e l’appoggi sul portarotolo. Arrotoli una banconota e spingi attraverso la narice parte del contenuto della carta argentata. Brucia in gola, trattieni il vomito. Ti ricordi che hai visto tua madre sniffare dalla boccetta dello smalto oppure respirare il Vernel, il Cillit Bang, le piastrine per le zanzare riscaldate nel fornellino, l’acetone, il Dixan, l’Anitra WC, l’idraulico liquido. Respira i prodotti, si stordisce, piange, fuma le sigarette di tuo padre, pulisce le superfici, si dimentica quando le vengono le mestruazioni, sparge nuovamente i prodotti sulle superfici per la seconda passata, vomita, ripulisce, respira ancora, compra di nuovo i prodotti, non ne può più fare a meno. E questo le aziende produttrici lo sanno.
Adesso esci da quello stronzissimo bagno sotterraneo con i neon troppo bianchi. Le tue pupille sono strette abbastanza da non farci passare nemmeno uno spillo.
Esci dall’aeroporto. Ti dirigi verso la fermata del mini autobus quattordici che t porta alla stazione. Il sole è forte, l’escursione termica sarà di almeno dieci gradi, ma tu non la senti. Mentre attraversi il parcheggio vedi la ragazza con l’uomo che stanno infilando il chiwawa nel portabagagli. Allora ti avvicini. Lei non ti riconosce. Però ha quella sensazione impalpabile di averti visto. Fino a quando non cacci il coltello che hai nella tasca posteriore. Allora vanno in panico. Ti danno i soldi, i cellulari. Gli fai segno che vuoi il chiwawa dal portabagagli. Te lo danno. Poi le metti la lama del coltello in mezzo alle cosce e gliela premi contro la fica.
- Sono venuto a prenderti -.
Forse lei capisce.
Allora vedi la macchia arancione dell’autobus scorrere sulla tua retina. Corri con il chiwawa morto verso la fermata. Con uno sbuffo pneumatico le porte si aprono e ti introduci nel microambiente in direzione Piazza Garibaldi.
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