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1 - 2 - 3 - 4 - 5 - tavola degli elementi 2007-2008 - poesia del citofono - 6 - doppie punte - il cuore dei cani

 

 

 

 

#1

Cuore mio
scrivo questi pochi appunti prima di farmi una sega
adesso che sono tornato a casa
nel caldo di placenta di San Giovanni a Teduccio
all’interno 23 della scala c
respirando a polmoni divaricati
lungo la strada che sa di piscio di cane e di fiato di poveri.

Guido su questo schifo di strada
lasciandomi superare dalle api piaggio e da un furgone rosso pieno di terreno
e certi tossici vestiti per bene
col cappello della nike
camminano a ridosso della linea bianca laterale sulla tangenziale
scansando i cani che invece la linea bianca non l’hanno tenuta presente.

Il programma radiofonico a diffusione nazionale
che adesso ascolto
spiega certe cose di oroscopi e congiunzioni astrali da non sottovalutare
e forse è proprio per questo
che adesso io
guido alle sette e venti del mattino
tornando a casa
nella direzione contraria al resto della gente.

In questo appartamento vuoto
arredato solo di un ventilatore di media grandezza
mi conto le dita dei piedi
e sogno un condizionatore d’aria
e uno spazzolino nuovo
e di nuovo la casa piena di assorbenti interni
come appena due settimane fa
che aspettavo seduto vicino al citofono
la scarica degli elettroni lungo il filo
e io che dicevo chi è e tu che dicevi io.

Prenderò un aulin per dimenticarmi di questa merda di mattina
di capelli che cadono nel lavandino e di occhiaie
di dentifricio solidificato nel tubetto
e di magliette sudate e di piedi incompleti
di soli cinque dita
cadauno
che non garantiscono più equilibrio.

 

 

 

 

#2

Volevo scriverti un messaggio col telefono dell’ipercoop che mi dicesti di comprare caso mai ti sentivi male di notte    e dovevi chiamarmi d’urgenza, d’emergenza, d’emorragia di lacrime e di sigarette e di filo interdentale e di kebab

(tre euro e cinquanta, senza cipolla, molto tzatziki).

E adesso io che ho superato piazza Bellini,

sulla salita ho lasciato dietro una vecchia trainante un carrello della spesa ipertropico di buste di latte metaforico  di cibazione priva di canini e molari, tutta lingua e palato,

e ho visto un paio di ricchioni seduti che parlavano di fenomeni atmosferici del nord, lontani galassie piovose che tanto noi a Napoli ce ne passa per il cazzo e certe femmine con le tute e le suole legnose sul pavimento sconnesso disconnesso si spostano nervose con il fiato di marlboro rosse, 

e vini economici, 

e adesso che sto provando a usare le parole in forma comprensibile per un software telefonico, per farmi apprezzare come mi era riuscito con certi giornali,

mi viene in mente che non ho mai avuto un telefilm preferito nè una marca preferita di cereali, ma solo incroci, curve, semafori, cartelloni della pubblicità in una mia personale geometria euclidea di delimitati contorni, angoli di vie, buche, paletti

e la paura che non si alza il cazzo e la morte che comincia proprio in mezzo alle mie cosce, la morte precisa geografica satellitare che si annida nel mio canaletto urinario e che comincia da là a mangiarsi il mondo, mantide sdentata,    sposa fedele ipocondriaca bipolare narcolessica liquirizia

affondo la faccia nei lavori per una metropolitana che collega debiti e suicidi di una città piena degli uni ma poco degli altri, e decido di penetrarti con le parole, di ingravidarti con soluzioni grammaticali piene di sperma e fare il giochetto del filo molle che resta teso in mezzo alle due falangi.

Conto i cani e i piccioni di proprietà del comune come loro contano noi di proprietà dell’azienda della metropolitana che non vede l’ora di sganciarci nel retto caldo di terreno di scale mobili e corrimano, ascensori, nelle fondamenta umide della fica suburbana. Mi siedo da una parte e ti scrivo.

 

 

 


 

#3

Femmina siderurgica con il cuore di ferro,
t’attacco e m’attacco a te,
come calamita a porta di frigorifero.
 

 

 

 

 

#4

Le 4 e 52 fuori il centro direzionale,
ho i capelli legati male, l’odore di epidermide della mia fica di 28 anni acido di adipe residui di colluttorio e immagini intraretina di denti approssimativi e imperfezioni dermiche del mento e aliti di cazzo e di fica umori incastrati sotto le gengive da rimuovere con chirurgica accondiscendenza. Sono in un bar con gli adesivi delle marche di birra e i ventilatori che preparo un euro e ottanta (tre monete da cinquanta e ne cerco una da trenta) per il cappuccino e il cornetto da mischiare agli umori gengivali, per avere un cornetto gusto fica e non ho ingoiato da quando ho preso la tangenziale di linee bianche e di catarifrangenti per masticarti e digerirti e metabolizzarti e pisciarti. Nel bar ci sono due puttane con gli occhi troppo bianchi, di pupille scomparse e guidatori appesantiti di mezzi pesanti di dopobarba e lamette e di thermos pieni di caffè di mogli giù in sicilia. Le torri di cemento e specchi brillano di luci arancioni comunali uguale alle luci del bar che si riflettono nella cornea da obitorio di una delle due puttane, quella più giovane, meglio truccata, col trucco, che fuma asmatica e ricorda e conta i soldi nella borsetta e ha smesso di guardare l’orario da tre anni. Metto due euro in una chiazza d’acqua del bancone, in due monete gemelle, studiando la prossima mossa del mio intestino azzannato da un cane luminoso.

 

 

 

#5

Ti aspetto qui,
al distributore della Shell proprio all’ingresso dell’autostrada di luci arancioni e di fari rossi
una cosa di una mezz’ora
sotto le unghie i segni della colluttazione con l’aspiratore di banconote
per via di quella dieci che proprio non era idonea,
c’ho il telefono scarico
per dirti che faccio tardi
a decidermi
che tardo
che è meglio se ti avvii
magari a passo lento
che poi faccio lo scatto di lingua
come la rana e la libellula
e ti avvolgo tra le piaghe della lingua
ma non adesso
che sono bloccato al distributore
spaventato dal prezzo della benzina
mentre sento il flusso scorrere e l’odore della benzina depiombizzata,
al costo di 1.339
e penso che tra poco non potrò più permettermi la benzina
e mi toccherà di camminare a piedi,
con le cose nelle buste di plastica e le tasche piene di sigarette e di accendini arancioni.

 

 

 

Tavola degli elementi per il periodo 2007-2008
[Cellophane]

endemol
kellogs
preparazione h
eroina
discount
samsung
colonie di insetti
ceres
airbag
iraq
megapixel
camorra
jimi hendrix
dalì
silicone
smart
luciano bianciardi
big mac menù
l'oreal
sweeper catturapolvere
raccolta punti
coca-zero
silicon-valley
tavolino lack
oust
dentifricio
ipod nano
microsoft
cerotti alla nicotina
condizionatore classe a
paris hilton
tom tom
afterhours
apple
shreek
godfellas
cane lupo
zoo
cnn
martini
lele mora
erg
diossina
sms
cani a pelo corto
sacchetti per il vomito
alcover
mattel
anoressia
autogrill
dual core
nike
denti del giudizio
a4
contenitori per organi
body building
terrone
stock option
colonie di insetti
dvx
lacrime artificiali
blu tooth
nokia
multicentrum
4 sperone-vittoria
silicio
mms
cristo
kamikaze
lattex
colgate
playstation
diversamente abili
canadair
ernia iatale
scatola nera
omar ed erika
viaggi low-cost
wi-fi
racket
piastrine per le zanzare
msn
sadomaso
dvd-rw
napoli
google earth
villaggi all inclusive
disturbi del sonno
mp3
regole d'ingaggio
insulina
batterie ricaricabili
assemblea di condominio
lucida labbra
peep show
ipocalorico
autovelox
gemelle cappa
lista di attesa trapianti
d&g
red bull
neomelodici
desflurane
bitlord
second life
freepress
sangue di san gennaro
conto arancio
esercizi per perdere la memoria
cartucce ricaribalili
ahmadinejad
polonio 210
codice a barre
bondage
starbucks
grazie per l'add
godot
platone
 

 

 

Poesia del citofono

 

Ieri ho letto una poesia d’amore
leggendo i cognomi sui citofoni del tuo condominio
per esempio il signor Desiderio e la famiglia Incatenato
la signora d’Amore
e poi quel tale che si chiama Passionale
e dico
ma questa è la nostra storia
e tu l’hai scritta per me
sui citofoni del condominio
retroilluminati di notte

poi sull’ultima riga dei citofoni
si legge di quell’infame che si chiama Scannapiecoro
e di quel Toro
e quando ti ho detto scendi stronza
tu hai fatto finta di non saperne nulla
mentre io diventavo lo zimbello di tutto il tuo condominio.

 

6



Accarezzo l’idea artificiale di non accarezzarti con la lingua, almeno stasera,
diciamo fino a giovedì prossimo
perché ho letto sul sorrisi e canzoni che in televisione danno certi telefilm
americani
con sanguisughe giganti e zombi orbi orbitanti abitanti a Casoria
e io ho due zie di Casoria, sai com’è
allora scongelo i sofficini, uno coi funghi l’altro con il pomodoro,
per la cena domotica
e nella catodica domestica resto con il gatto a parlare di te, più che a parlarti,
per non distrarti dall’idea di me

 

 

Doppie punte


Colleghe doppiepuntiche elettrodomestiche di shampoo ai frutti di bosco
rappresentanti avon
streghe coi folletti
bimby e kirby
che fanno tutto loro
costano tanto
però fanno tutto loro,
giurate con la mano al cuore,
costano però
allora mandeteli a lavoro al posto vostro
doppie punte con il resto attaccato sotto
se fanno tutto loro
i bimby e i kirby
che sono più simpatici
meno meccanici.

 

 

Il cuore dei cani


Il cuore dei cani,
in-scatolato toracico
in-termittenze termiche
di resti
di bue
esterni di macellerie
abbagliato abbaia di bagliori.
 

 
 
 
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