Hotel Messico il sito con i denti gialli
 

                           

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Toilet

Toilet


Il nuovo Toilet in libreria, con una storia mia dentro.

  ^   - giovedì 04/06/2009 ore 10.21.49
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Divanismi

Divanismi
[cellophane]


Telecomando stretto in mano,
son gran maestro del divano,
tale padre tale figlio,
non ascolto alcun consiglio,
le televendite dei tappeti,
per il maestro non hanno segreti
e i telefilm della mattina,
sanno di scuola e di ovomaltina,
ma adesso smetto,
altrimenti lo ammetto,
mi stanco, mi affanno
mi ammalo, rigetto.
Spegnete la luce e spostate quel nano,
che voglio morire su questo divano.

  ^   - domenica 19/04/2009 ore 10.51.40
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Valerio e' un angelo

Valerio e' un angelo


Stavo sul divano e cercavo la maniera di abbuscarmi una chiavata. Faceva caldo, certe mosche con il dorso verde si appoggiavano sulle gambe. Avevo spulciato gli annunci erotici su tutti i siti di Napoli alla ricerca di qualche tardona e invece tutte chiedevano soldi. A leggere gli annunci erano massaggiatrici, pedicuriste, estetiste. Fai che uno aveva proprio bisogno di un pedicure o il dottore ti diceva che bisognava farsi dei massaggi. Comunque ci stava un annuncio che mi piaceva, diceva che lei era una donna sola e che aveva bisogno di amici. Feci partire il word e scrissi una cosa, Gentile signora, ho letto il suo annuncio, io sto sul divano, a casa mia ci sono delle mosche con un dorso verde che non ho mai visto, forse sono troppo vecchio e queste sono mosche moderne, io non ho capito che lavoro fa, però se è come penso, sarebbe tanto gentile da inviarmi un tariffario come quello che sta appeso dai barbieri? Mi stia bene.
Andai in cucina, misi l'acqua nelle piante, mangiai una crostatina del mulino e ritornai al computer. La signora mi aveva già risposto. Gentile signore ho letto la sua email e sono addolorata, lei mi ha preso per una baldracca. Io cercavo solo compagnia, ho un figlio malato, sono una donna sola.
Attaccai subito, avevo ancora mezza crostatina tra i denti, Gentile signora se è così mi mandi una fotografia dello spastico, io non ci casco in queste cose. Nella foto ci deve essere il mongolo e lei con un libro. Su internet ci sono molte immagini di storpi, non vorrei che lei mi fregasse. A presto.
Dopo poco mi arriva una email con una foto, la apro. Nella foto c'è un ragazzino su una sedia a rotelle, a fianco una donna chiavabilissima con un tv sorrisi e canzoni. Il testo diceva, In casa non ho libri, accudire Valerio è un lavoro che mi tiene occupata tutto il giorno. La prego non usi più quei termini, Valerio è una specie di angelo. Allargai la foto e mi squadrai bene la signora. Era pomeriggio, fuori faceva caldo, mi restavano i capelli solo ai lati della testa e più di questo non si poteva desiderare.

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  ^   - mercoledì 25/03/2009 ore 18.01.03
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#7

#7
[cellophane]


Adesso sono seduto in un autogrill,
ho guidato per centonovanta chilometri con un rumore nello sterzo,
e le ruote lisce.
In questo posto ci sono mosche dappertutto,
e da una televisione,
si sentono delle risate registrate e musiche fuori moda.
Ho preso le patatine, il mars, due bottiglie,
cambio i soldi
e anacronisticamente ti chiamo da un telefono a gettoni.
Si sente il suono delle monetine che cadono nello stomaco,
mentre mi dici di tornare
e mi rassicuri che non sono pazzo,
io continuo a infilare,
gioco con il filo,
e tengo il conto di quanto costa ogni tua parola e ogni mio silenzio.

  ^   - lunedì 23/03/2009 ore 10.34.50
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marzo

Marzo
[cellophane]


Femmina, ti festeggio il giorno otto c.m.
consegnandoti le mimose da protocollo
e comprando la cassetta d’acqua come da accordi intercorsi in fase di fidanzamento.
Alla casa ci penso io, dicesti,
avevi il pigiama dell’orso yoghi,
ma tu compri la cassetta d’acqua, aggiungesti,
e il secondo giorno eravamo a secco.
Ma adesso in questo giorno di festa della tua specie
io ti porto la mimosa per ristabilire l’ordine,
tu fai tutto, come da accordi,
e io porterò due cassette d’acqua a settimana.
Seccherò la calabria e la valle d’aosta,
sul citofono scriveranno - in periodo di siccità suonare qui -.
Femmina che effettivamente bevi troppa acqua,
non ti preoccupare,
riempi tutti i bicchieri che vuoi e fai pure il rumore con la bocca,
io sul divano verde con l’accappatoio arancio sarò rubinetto.

  ^   - lunedì 16/03/2009 ore 17.55.34
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Aria condizionata

Aria condizionata


Ho passato il mese di agosto in casa a giocare a Age of empire. Mettevo insieme arcieri e cavalieri e terrorizzavo un gruppo di poligoni rossi che la sorte mi aveva mandato come avversari. Ho mangiato solo scatolette di tonno e bevuto latte fresco dal cartone. Durante il gioco si torcevano le budella. Raggruppavo i miei uomini e li inviavo nel territorio nemico a fare una carneficina e mi venivano in mente le fotografie che vedevo sul Postalmarket oppure la musica di Colpo grosso. Il tonno e il latte li prendevo sempre al discount MD, perché conoscevo la disposizione degli scaffali e il posto preciso dove tenevano le cose, e poi mi piaceva la loro aria condizionata. Solo una volta ho provato piacere nell’immaginare un mio piccolo esercito per far fuori le persone vere, bisognava stare attenti però, all’inizio è sempre un pensiero che ti liscia il cervello, poi la sera avvolgi la bombola di gas del fornello coi fogli di giornale e i maglioni, dai fuoco ai fogli e fai saltare l’intero condominio. Il giorno dopo il telegiornale dice che è crollata una palazzina a Napoli per una fuga di gas, ma vai a sapere poi veramente com’è andata.

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  ^   - mercoledì 11/03/2009 ore 10.15.23
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[Appunti dalla stanza]

[Appunti dalla stanza]
[monica sport Love]


Tre stilnox a sera, poi mattina e notte sono un serpente di secondi, mi masturbo su monica sport, ho bisogno di addominali, deltoidi, quadricipiti, il volume della televisione dovrebbe essere più alto, c’è troppo spazio tra me e il monitor, devo dormire meno, guardare più monica sport.
+++
Lo stilnox lo gratto con l'unghia, lo riduco in polvere, tiro la striscia, non c'è scritto così nel foglietto illustrativo, l'ho inventato io, lo stendo sul termosifone, mia mamma lavora tutto il giorno all'ospedale, mia sorella la spastica le ho spiegato che mi deve venire a svegliare se dormo per troppo tempo, perchè con tre stilnox si muore, allora lei viene nella stanza, io sto steso col cazzo di fuori, le ho insegnato che me lo deve mettere dentro, poi mi deve svegliare, io mi sveglio, la spastica ride e sbava, la spingo via coi piedi, mia mamma mi ha comprato il computer, impara il computer perchè ci vuole, sul computer mi interessa solo i porno oral anche shemale.
+++
Lo stilnox me lo porta mia mamma dall'ospedale, lei me lo porta, io non metto le mani addosso alla spastica, mia mamma ha detto che non sa più come fare con me, io ho detto tu porta lo stilnox, una scatola a settimana e la spastica sta bene.
+++
[le ragazze monica sport passeggiano su tapirulan di carta argentata, intrappolate nel cono di luce di una lampada da studio televisivo, l'assistente alla produzione si tiene la guancia per il mal di denti, sua moglie porta i figli in piscina e pensa che tra quattro giorni lo lascia, l’albergo è già prenotato, il tapirulan rulla su tutto questo][rimborsati o soddisfatti]
+++
Anche la spastica deve guardare monica sport, le mostro la bellezza, il concetto di proporzione e di armonia, bisogna educarsi alla bellezza, la bellezza è verità, l'educazione serve per riconoscerla e per orientarsi, le faccio vedere i cazzi enormi su megaporn, i buchi di culo, le dico di prendere una stilnox, poi mangiamo sei duplo, sono duro con la spastica perchè bisogna educarla, il suo cervello iposviluppato non concede spazi alla retorica.
+++
Il primo giovedì del mese viene un'amica di mia mamma, Loredana che fa la presentatrice Avon, vengono tutte le amiche del palazzo, dell'ospedale, del corso di ceramica, Loredana fa vedere le creme, si alza la maglietta, si spalma le creme, mia mamma dice che nè io nè la spastica dobbiamo restare, mi dà due stilnox, ne dà una anche alla spastica, due stilnox non fanno niente, guardo tutto attraverso il buco in corrispondenza del termosifone, aspetto che Loredana si alzi la maglietta, una volta è rimasta solo con il reggiseno, l'ho tirato subito fuori, sono venuto così forte che dentro ci stava una goccia di sangue, mia mamma ha detto che non è niente.
+++
A casa abbiamo solo i prodotti dell'Avon, il mobile del bagno è pieno, tutti e tre li usiamo, i prodotti dell'Avon ci rendono persone migliori, come monica sport, invidio i corpi giovani, paris hilton è una creatura stupenda, la chirurgia estetica è indispensabile per essere una donna monica sport, la bellezza passa per via trasdermica dall'esterno all'interno e l'armonia delle forme impregna anche la struttura del pensiero.
+++
Peso centoquaranta chili, mangio due confezione di rice krispies al giorno, otto scatolette di tonno e prendo tre stilnox dal naso, mia mamma dice che non sa più cosa fare con me, io le dico una scatola di stilnox a settimana, una presentazione Avon al mese e la spastica sta bene.

  ^   - venerdì 30/01/2009 ore 12.38.40
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Tutti i respiri che hai

Tutti i respiri che hai


Helen si stese nella vasca da bagno tirò il respiro e immerse la testa. Aveva quarantadue anni, la pelle era diventata un calzino più grande di una misura. Contò fino a cinquantaquattro e riemerse. Riccardo alzò la tavoletta e urinò, ti senti bene?, cinquantaquattro, disse lei riempiendo i polmoni, indugiò pochi secondi a pelo d’acqua, lo vide lavarsi le mani e poi abbassò di nuovo la testa sott'acqua. Ritornò all’estate quando andò a Ischia con i genitori. Si tappava il naso e si immergeva per raccogliere piccoli molluschi e granchi che portava a riva. Helen, urlava la madre quando non riemergeva dopo pochi secondi, mentre il mare filtrava le voci della superficie come una lastra di polistirolo. Aveva scritto otto romanzi e guadagnato tre milioni di sterline, ma la notte aveva cominciato a sentire qualcuno che le parlava nel buio. Si alzò dalla vasca, le gocce di acqua l’attraversarono in verticale il corpo, pensò di uccidersi immergendo il phon nella vasca, poi infilò un accappatoio rosso e andò in cucina a mangiare una barretta alla vitamina E. Prendeva due stilnox e una nottem, la mattina non ricordava niente, non riusciva più a scrivere le storie del cavalluccio magico. Lo stesso dolore nella spalla destra che aveva preso a perseguitarla da settimane si era materializzato in poche ore, insieme alla voci. Cristo dio, diceva Helen la notte. Cos'hai amore, le chiedeva il marito, niente, continua a dormire, sei sicura?, dormi amore mio. Poi le due stilnox non bastavano più. Una sua amica, Renata, le procurò dell’eroina. Renata abitava al Vomero in un condominio lussuoso, Helen ci andava tutte le mattine. Là trovava una striscetta di eroina che fiutava con una banconota. Pensò che l’eroina fosse un medicinale universale. Renata gliene dava solo una striscietta al giorno, non oltre, diceva e ad Helen bastava.
*
[zoom]
*
Helen lasciò l’appartamento di Renata con un calore artificiale nel torace e uno stato di quiete sintetica. Adesso che aveva un termosifone installato tra le costole. Non conosceva il suo male, ma adesso aveva una cura e anche le voci che aveva ascoltato la notte prima erano solo un ricordo lontano che si liquefaceva al contatto con il nuovo calore. Attraversò Via Luca Giordano con una Camel light stretta tra l’indice e il medio e con i Gucci neri che le fasciavano gli occhi raggiunse il centro di fisioterapia. Era calma, l’eroina le aveva pettinato il sistema nervoso. Consegnò alla reception il documento del medico, ho una seduta prenotata per oggi, disse alla donna dietro il vetro. La striscia di eroina le aveva fatto sparire il dolore alla spalla, poteva muoverla senza sentire la fitta, si sarebbe limitata a descrivere al medico la presenza di una lastra di ghiaccio infilata sotto il deltoide destro che le impediva di appendere un cappotto a un chiodo, proprio quel movimento là. Helen percorse un corridoio e raggiunse la sala d’aspetto. Le pareti erano azzurre e illuminate in maniera sbagliata da una coppia di neon contenuti in uno scafandro di plastica spesso. Si sedette su una sedia di plastica e appoggiò la nuca sulla parete.
- Potrei comprarlo questo posto, invece di stare ad aspettare -.
- Fallo ridipingere se lo compri, queste pareti fanno schifo -.
Helen si voltò, c’era un uomo alla sua sinistra seduto tre sedie più in là.
- Hai sentito quello che ho pensato? -.
- Non l’hai pensato, l’hai detto ad alta voce -.
Helen rise.
- Sono fatta - disse - questo l’ho detto o pensato? -.
- Questo l’hai pensato - disse l’uomo.
Helen si accorse che l’uomo aveva tra le mani uno spartito.
- Perché hai uno spartito, cosa ci fai? - mentre lo diceva Helen si avvicinò all’uomo.
- L’oculista mi ha detto di portare quello che solitamente leggo, serve per provare la nuova gradazione -.
- Tu non porti gli occhiali -.
- Ho le lentine, sono un truffatore -.
- Io so suonare una canzone al pianoforte, è il motivo di Fur Elise, ma io ho cambiato le parole, la vuoi sentire? -.
L’uomo aprì le braccia per farle segno di incominciare.
- Ma che notte lunga insieme a te, la la la la -.
- Buono -.
- Fa schifo, però ne ho un’altra sulla pubblicità del Lasonil -.
L’uomo rise, Helen gli guardò le gambe e le mani.
- Avvicinati, devo dirti una cosa - disse Helen sussurrando.
L’uomo di avvicinò. Da quella posizione Helen poté sentire l’odore di dopobarba e di sigaretta che venivano dalla sua faccia.
- Cosa ci facciamo qui, portami in un albergo, ho tutte le carte di credito del mondo - mentre lo diceva, strofinò il suo viso contro quello dell’uomo. Si respirarono gli aliti a vicenda. Uscirono dalla sala d’aspetto, Helen stretta nei Gucci neri, l’uomo chiuso nel cappotto marrone con lo spartito piegato tra le mani. Entrarono nella bmw parcheggiata fuori, Helen accese una sigaretta, chiuse gli occhi dietro i Gucci neri, l’eroina la cullò, pensò al marito, al cavalluccio magico, si rivide immersa nella vasca con la faccia sotto, poi con l’accappatoio rosso e quando riaprì gli occhi si ritrovò nuda di fronte a uno specchio rettangolare nella stanza settantadue di un Holiday Inn. L’uomo le baciava il collo e la penetrava da dietro spingendo forte e contraendo gli addominali come il respiro di una medusa, ed Helen provò il piacere della corruzione, lo stesso che aveva provato per tutti i tradimenti che aveva compiuto, e pensò a tutti gli sconosciuti che aveva abbordato negli aeroporti, nelle librerie, nelle stazioni, negli autogrill, a suo marito Riccardo che voleva ascoltare la descrizione di ogni suo tradimento mentre si masturbava, voleva sapere precisamente come quegli uomini l’avessero toccata e cosa le avessero chiesto di fare per loro, pensò ai tre milioni di sterline che non finivano mai, a tutte le copertine che aveva firmato, al cavalluccio magico, e si chinò, palmi e ginocchia sul letto e chiuse gli occhi, per sentire l’incastro, l’attrito del corpo dell’uomo, stantuffo e sfintere, pelle sconosciuta e l’affanno dei polmoni di lui.

  ^   - martedì 13/01/2009 ore 16.57.31
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Soffia un vento fortissimo

Soffia un vento fortissimo
[mentre tu fai finta di dormire]


All’inizio il padre gli prese le chiavi di casa. Alfredo sfilò la collanina della madre dal cassetto, in tasca aveva un grammo di roba e un flacone di metadone molteni di uno che doveva scalare e che gliel’ha venduto per due euro. A Secondigliano faceva freddo, il vento gli tagliava la faccia, ma la roba andava presa.
++
Andò a farsi dietro la stazione di Montesanto. Strinse il pugno, le vene uscirono fuori, gli occhi si girarono all’indietro. Girò tutto il pomeriggio per il centro storico andando a sbattere contro i cani e le macchine. Certi lo spinsero, cadde un paio di volte, restò a dormire sotto l’entrata di santa chiara, si fermò davanti la vetrina di una pizzetteria a via san sebastiano e per liberarsi di lui gli diedero una pizzetta, la fece cadere, la raccolse, ne mangiò una parte, un cane gli abbaiò contro spingendogli addosso pipistrelli di alito nero.
++
Sotto il ponte dell’autostrada di via argine a ponticelli i rom erano stati cacciati ed erano rimaste tre baracche di lamiere e legno e una roulotte. Alfredo aprì la porta della roulotte e ci entrò. Era inclinata da una parte e dentro faceva lo stesso freddo di secondigliano. Chiuse gli oblò e controllò che la porta si chiudesse. Preparò la roba sul cucchiaio e si addormentò sul pavimento.
++
Uscì dalla roulotte il mattino dopo, vestito uguale al giorno prima e alla settimana prima. Prese la circumvesuviana a ponticelli. Entrò in un vagone affollato, mise le mani nella borsa di una ragazza coi capelli che sapevano di baby shampoo johnson e le sfilò il borsellino. Arrivato a piazza Garibaldi vide la ragazza prendere il tapirulan, lui invece andò al bagno. Le mattonelle erano tappezzate di numeri di telefono e di disegni di cazzi. Alfredo si chiuse in una cabina e aprì il borsellino. Settanta euro, patente, carta di identità e una figurina di un santo.
++
Comprò un mars dal giornalaio. Camminò fino al palazzo della standa dove sapeva come sfilare borsellini o togliere i codice a barre dai braccialetti. Si avvicinò alla porta piena di luci di natale e la fotocellula scattò. Sentì l’aria calda dell’impianto di riscaldamento sbattergli sulla faccia. Una guardia giurata gli disse di andarsene, lo tenne per un braccio e gli indicò le telecamere del circuito chiuso, poi gli disse che forse poteva aiutarlo, che stavano cercando uno per vestirlo come babbo natale per fare le foto al reparto giocattoli. Alfredo pensò che andava bene e la guardia lo accompagnò in una stanza con un neon e delle sedie di plastica. Seduti c’erano già altri due babbo natale, erano altri due tossici che aveva visto qualche volta a secondigliano, uno era praticamente nano. La guardia gli consegnò la divisa e la barba finta da indossare sopra i suoi abiti, poi disse a tutti e tre di seguirlo.
++
La guardia disse loro che ognuno avrebbe lavorato in un reparto e che non si sarebbero mai incrociati perché i babbo natale devono stare sempre uno per volta. Alfredo doveva stare ai giocattoli, un altro all’ingresso con una campanella, il nano invece doveva consegnare dei calendari alla cassa principale.
++
Il lavoro di babbo natale non era difficile, bisognava stare su una sedia di legno salutare i bambini quando le mamme lo indicavano e farsi fare le fotografia con il nokia. Alle undici cominciò a sudare per la rota, andò nel bagno del reparto giocattoli, cucinò la roba nel cucchiaio, arrotolò la manica rossa con il pellicciotto bianco in punta e si fece. Si appoggiò con la schiena sulle mattonelle bianche e scivolò fino al pavimento. Ritornò alla sedia di babbo natale un’ora più tardi stravolto, abbassò il cappello rosso fino agli occhi per coprirli, si addormentò di nuovo, cadde dalla sedia, certi pensarono fosse svenuto, invece la guardia lo trascinò fuori il negozio e lo abbandonò sul marciapiede.
++
Alfredo si svegliò due ore più tardi sul marciapiede di via Toledo vestito da babbo natale e con venti euro di roba in corpo. Camminò fino al rettifilo, vomitò il mars in una pianta e aspettò il 183 per andare a secondigliano. L’autobus era pieno di tossici e lui era l’unico vestito da babbo natale.
++
A secondigliano faceva freddo, ma la roba andava presa non si poteva andare per il sottile. Entrò nella vela azzurra e si mise in fila con gli altri tossici. Arrivarono due da dietro, gli misero una pistola dietro la testa, lo spinsero con la faccia per terra, adesso sparano, pensò Alfredo, muoio vestito da babbo natale, chi maronn sì? mo te spar n’faccia, uno gli tolse la barba di babbo natale, la pistola era un pezzo di metallo freddo, la faccia era tutta sul pavimento del corridoio, infine lo riconobbero, cliente abituale, strunz, disse uno, n’at minuto e te sparavo. Alfredo si alzò, prese tre dosi e gli consegnò trentanove euro. Mentre scendeva le scale, quello con la pistola lo chiamò e gli disse di seguirlo. Salirono due rampe di scale. Il ragazzo aprì un cancello di ferro, entrarono in un corridoio con una telecamera appesa al soffitto, arrivarono in un appartamento, dentro c’era la televisione accesa e due bambini alla playstation, babbo natale dissero, lo guardarono per un po’, una donna strafatta era collassata sul divano, all’interno faceva caldo, infine uscì.
++
Chiese mezzo limone in un bar a ponticelli e andò a farsi in un parcheggio dietro una citroen con il lunotto sfondato. Ritornò al campo rom, il vestito da babbo natale gli faceva da cappotto, alcune lamiere delle baracche erano crollate, si chiuse nella roulotte, si fece, la botta fu forte, il cervello faceva pressione sulle tempie, trovò della pittura rossa, prese un pezzo di legno e ci scrisse "il paese di babbo natale" e lo appese all’ingresso del campo rom.
++
Gli zingari arrivarono di notte con una golf nera e un’alfa settantacinque rossa. Avevano latte di benzina e masticavano palline di coca. Parcheggiarono fuori il campo, fecero l’ultimo tiro di benzedrina sul cruscotto della golf e presero le taniche. L’oscillazione fece cadere microscopiche gocce di benzina che evaporarono all’impatto con il suolo. Sparsero la benzina attorno quello che restava del loro campo, bagnarono le pareti della roulotte, napoletani gente di merda vi maledico, dissero, poi la fiamma dell’accendino lambì la superficie del tracciato di benzina.
++
Il campo si trasformò in una camera di combustione in pochi minuti. Crollarono una parte del tetto e una parete della roulotte, solo allora Alfredo respirò fumo, prese il cucchiaio e il mezzo limone, diede un calcio alla porta della roulotte e uscì. Il campo era completamente in fiamme, camminò in mezzo ai roghi, si ricordò della stanza di casa sua con l’aria condizionata prima che il padre lo cacciasse, trovò l’uscita, quando lo gente che era accorsa lo vide uscire con il vestito di babbo natale mezzo bruciato, con gli occhi della rota più maledetta di Napoli, si scostarono, nessuno si offrì di aiutarlo. Alfredo attraversò il ponte, superò il cimitero di via argine, poteva essere pure gesù cristo pensò la gente, Alfredo trovò lo scheletro di una regata, i sedili erano stati bruciati, restava solo la canna dello sterzo, il vetro era coperto da cenere e polvere e detriti. Alfredo preparò un pera di roba, si fece e prima di girare gli occhi verso il cervello scrisse tra la polvere del vetro della regata, la macchina di babbo natale.

  ^   - giovedì 08/01/2009 ore 0.34.56
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e morirono tutti felici e contenti



E' finito il tempo di raccontarsi le favole, esce per neo edizioni l'antologia, "e morirono tutti felici e contenti", raccolta di fiabe capovolte. Dentro anche il mio racconto [aladino].

  ^   - giovedì 18/12/2008 ore 0.13.02
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zoro
 

La direzione declina eventuali responsabilità sulla trasmissione di forme di sifilide poco conosciute contratte durante copule consumate, anche se onestamente pagate, nell' hotel Messico.

***

Mi chiamo Gianni Solla, 31 anni. Zoppico per finta quando attraverso la strada bloccando il traffico. Lo faccio solo per provocare il senso di colpa cosmico nelle persone. Raccolgo i punti del latte e i punti della benzina. Spero di vincere il borsone entro Ottobre. Ho studiato la chitarra elettrica per dieci anni ma ho sempre avuto problemi con il mi bemolle. Per suonare una canzone devo accertarmi che dentro non ci sia il mi bemolle. Anche il fa minore mi ha sempre dato problemi. Abito a Napoli in un quartiere più pericoloso della striscia di Gaza. Da piccolo le maestre dicevano che ero un bambino precoce mentre mio padre diceva che ero mezzo scemo. La partita è ancora aperta.

* Non lo so se il sito si vede bene a 800x600 o ad altre risoluzioni perchè non capisco niente di grafica, però vi dico che a casa mia e anche da Gerry si vede bene, quindi se non vedete bene il sito avete un problema. Se ci tenete a sapere cosa c'è scritto comunque potete sempre chiamarmi al cellulare e vi leggo tutto che tanto ho l'autoricarica. Tutto quello che trovate scritto è mio quindi non fate i figli di di puttana perchè vi rigo la macchina. La cornice attorno al titolo l'ho presa da Rolling Stone ma tanto quelli sono rock&roll e non s'incazzano.