Hotel Messico il sito con i denti gialli
 

                           

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Luglio

Luglio



L'arci di San Giovanni era un’associazione per depressi e pugnettari. Alcuni di noi avevano tanto di quel ferro stampato sui denti capace di attirare tutte le calamite fino a Piazza Garibaldi. Eravamo uno zoo. Parlavamo di sesso per tutta la durata dei nostri incontri, la sede centrale ci aveva mandato della diapositive di educazione sessuale da proiettare sulla parete. Era materiale per un progetto destinato ai ragazzini del quartiere. C’era disegnata l’anatomia degli organi maschili e femminili. Erano dei disegni orribili su come era fatta l’attrezzatura delle ragazze. C’era questo triangolo enorme con un canale al centro e nei due angoli alti c’erano due rotolini di prosciutto che erano le ovaie. Quei disegni erano uno schifo, nessuno dovrebbe mai sapere cosa c’è sotto la pelle. Per alcuni anni la visione di quelle tavole anatomiche fu l’evento più vicino a una scopata. Ogni volta che venivano proiettate le diapositive del monte di venere, Antonio, andava a darsi una lisciatina nel bagno della sede. Poi ci andavano Roberto, Ruggiero e infine io. Tornavamo a casa con le occhiaie, stanchi. I nostri discorsi avevano preso un’inclinazione anatomica, eravamo diventati dei tecnici. Non si parlava più di fica, ma di collo uterino.
Il mese di Luglio arrivò una circolare dalla sede centrale con scritto che ci saremmo uniti all’associazione Libertà&Celluloide per gestire il cineforum al parco di San Giovanni. Libertà&Celluloide era un gruppo che si riuniva nella sede del PC del quartiere, di fronte al deposito dello Sperone. Quando passava il tram andava via la corrente, bisognava aprire una finestra e fare entrare la luce della strada. Proiettavano dei film su un lenzuolo e poi ne discutevano. Una volta partecipammo anche noi dell’arci. Mi ricordo che sul lenzuolo c’era una macchia a forma di cane, allora certi si misero a pigliare per il culo a quello che l’aveva portato. Noi dell’arci non sapevamo se metterci pure noi a pigliare per il culo, restammo zitti, ci guardavamo più che altro, speravamo solo che poi noi toccasse a noi. Quello del lenzuolo non se la prendeva, ci scherzava perché aveva autoironia. Erano maturi, noi dell’arci ci saremmo accoltellati per questa cosa. A parte questo episodio, quelli di Libertà&Celluloide erano inarrivabili per noi perché nel gruppo avevano delle ragazze. Colli uterini, piccole labbra, monti di venere veri. Quando si riunivano c’era odore di shampoo e di bagnoschiuma felce azzurra delle ragazze.
Al cineforum era pieno di zanzare. C’era uno stagno artificiale pieno di tartarughe abbandonate dalla gente del quartiere e le zanzare ti mangiavano vivo. Nonostante questo la gente veniva lo stesso a guardare i film. Erano vecchi per lo più, mi mostravano tutte le tessere che avevano in tasca per avere uno sconto all’ingresso. Certe volte non li facevo pagare, non c’era un conteggio preciso. Provavo ad applicare il comunismo così come avevo sentito i discorsi al circolo del PC dopo i film. La seconda sera quelli di Libertà&Celluloide misero oltre me un’altra persona al banchetto dei biglietti all’ingresso. Si chiamava Michele, aveva i capelli ricci e lunghi e indossava una giacca verde militare. Io ero ricoperto di Autan che mia mamma mi aveva dato per via delle zanzare. Ero unto, le zanzare mi scivolavano sulle braccia per questo non mi pungevano. Michele aveva tre anni più di me e venivano molte ragazze a salutarlo al banchetto dei biglietti. Ero fiero di farmi vedere dai ragazzi dell’arci con Michele. Fumava le sigarette e le ragazze gli dicevano le cose nell’orecchio.
Il giorno seguente andai al Rettifilo a comprare una giacca uguale a quella di Michele in un negozio di abbigliamento militare. Mi scendeva lunga e parte del palmo della mano restava coperto. Pensai che fosse proprio così che dovesse andare. Ma diventare figo con diciannove euro era troppo a buon mercato.
Sapevo che non sarebbe stato facile fare accettare la mia giacca nuova a casa e già nell'ascensore mi prese una certa tremarella. Mi aspettavano prese per il culo e umiliazioni. Pensai che dopotutto era stata sdoganata la permanente di mia sorella e il nuovo colore dei capelli di mia madre e forse c’era una speranza per la mia giacca. Decisi comunque di giocare nelle retrovie. Fuori la porta sfilai la giacca e la tenni appoggiata sul braccio, era bella piegata che sembrava un asciugamano e la lasciai attaccata all’attaccapanni. Sarebbe stato il destino a scegliere, qualcuno l’avrebbe notata appesa da là si sarebbe decisa la mia sorte. Fortunatamente quel giorno mia sorella Isabella era passata alle lenti a contatto e tutta l’attenzione della serata venne concentrata sulle sue cornee arrossate. Indossai la giacca, dopo cena faceva già un altro effetto. Fuori discussione che si trattava di una giacca maledetta da indossare col buio, illuminazione adatta per quelli tenebrosi come me e Michele. La giacca mi stava bene, la lunghezza sui polsi era perfetta, ma presi le strade più buie, era meglio andarci piano coi cambiamenti, la gente aveva bisogno di tempo per abituarsi. Certi cani bucchinari mi abbaiarono da un cancello di ferro, me la feci addosso e mentre organizzavano la vendetta per il giorno seguente arrivai al banchetto del cineforum. Era già pieno di vecchi, potevano essere il doppio della sera precedente. Non appena mi vide Ruggiero mi corse incontro. Disse che dalla sede centrale avevano mandato delle tavole anatomiche aggiornate con degli organi che prima non c’erano. Bisognava subito indire una riunione per mettere al corrente tutto il gruppo dei cambiamenti anatomici negli organi femminili. Stupido segaiolo, neanche comprendeva le opportunità che la mia nuova giacca mi offriva. Presto avrei toccato un vero canale uterino. Di Michele non c’era traccia, staccavo biglietti, faceva caldo, sulla schiena avevo una mistura di sudore e Autan che avrebbe tenuto lontano anche le sanguisughe, ma di togliermi la giacca non se ne parlava. Era fatta, avevo una giacca militare e stavo sotto un riflettore che attirava tutte le falene e le zanzare del quartiere. Arrivò una ragazza, aveva una gonna lunga e colorata e degli orecchini che le pendevano dai lobi, una specie di ragnatela fatta di ferro filato. "Questa sera sono io con te, Michele l’hanno messo al proiettore, mi chiamo Mariella". Cristo santo, avevo la giacca da venti minuti e già ero al punto di lavorare con una ragazza vera. Mi era venuto un crampo alla pancia, mi veniva da vomitare. Passavano i miei compagni dell’arci, venivano sempre in due, facevano finta di niente, si sgomitavano e provavano invidia. Alcuni mi alzavano il pollice in segno di vittoria. Avevo l’approvazione del gruppo. Da quel momento la mia vita doveva virare verso un look aggressivo, solo così potevo esaltare le mie potenzialità. Presi in considerazione l’idea di farmi un tatuaggio, di mettermi l’orecchino e di suonare la chitarra. Di sicuro avrei guardato tutti i film che davano alle riunioni di Libertà&Celluloide insieme ai miei nuovi amici e alla mia nuova amica Mariella. Staccavo biglietti e organizzavo la mia nuova vita quando tra i vecchi in fila qualcuno mi chiamò per nome. Era una vecchia che abitava nel mio condominio.
"Sei andato militare?".
Stronza.
"No", feci. Avevo capito la vecchia dove voleva parare, ma bisognava simulare sicurezza. Impostai un sorriso niente male.
"Perché sei vestito così allora?".
Mariella rise togliendomi dall’impaccio. La vecchia puttana insisteva.
"Voi giovani siete incredibili. Fate le manifestazioni contro la guerra e poi vi vestite come i militari", si frugò nella borsetta e tirò fuori una fetta di torta, "tieni, mangiala, l’ho fatta io".
Avrei fatto di tutto purché la vecchia andasse via.
"Grazie signora", disse Mariella, "ne prendo anch’io un pezzo".
La vecchia mollò il pezzo di torta e andò via.
Non era male, era una torta di mele. Quelli di Libertà&Celluloide parlavano anche di cibi biologici e non bevevano la coca cola. Pensai che mangiare la torta della vecchia sarebbe stato un gesto per sintonizzarmi sulla stessa frequenza di Mariella. Magari mi avrebbe invitato a casa sua ad assaggiare dei buoni cibi biologici che lei stessa avrebbe preparato. Buttai giù tutta la torta della vecchia, alla fine c’erano briciole ovunque. Aspettai che Mariella si alzasse per spingerle fuori dal tavolo perché non ero sicuro che quella fossa la cosa giusta da fare. Arrivarono altri vecchi, facevo battute, Mariella un poco rideva un poco scriveva i messaggi sul nokia, andava meglio del previsto. Dopo alcuni minuti la torta della vecchia fermentò nello stomaco. Le viscere mi si tirarono, sbiancai, mi sentivo le lamette nella pancia. Mi alzai dalla sedia, volevo allontanarmi.
"Stai bene?", chiese Mirella.
La vidi cambiare forma, sentii distorcere il suono della sua voce e svenni.
Mi risvegliai alcuni minuti dopo steso sul sedile posteriore di una macchina in direzione dell’ospedale Loreto mare. Guidava Michele, seduta accanto a lui che gli teneva la mano c’era Mirella. I crampi alla pancia erano sempre più forti, ma erano niente rispetto al danno in immagine che quella situazione mi stava creando. Volevo dire di andare con calma che non era niente, una cosa che poteva capitare, invece quanto era vera iddio lo stomaco si stava aprendo due parti. Avevo delle contrazioni fortissime all’addome e pensai che forse era quella la morte. Steso sul sedile di dietro, sentivo l’odore di stoffa nuova della mia giacca. Michele mi scaricò davanti al pronto soccorso e in poco mi ritrovai steso su una barella. Ero pallido, la poca pelle che usciva da sotto la giacca era bianca. Mentre l’infermiere coi baffi mi spingeva verso la sala del pronto soccorso, lungo il corridoio pieno di neon bianchi, trovai appollaiati su una panchina mia madre e mio padre. Quando mi videro sbiancarono. "Cosa è successo?".
"Un malore", disse Michele.
"Chi è questo?", gli urlò contro mio padre.
Perché erano là, chi li aveva chiamati?
Poi arrivò anche mia sorella Isabella. Aveva un occhio bendato.
"L’infezione guarirà in una settimana ha detto il medico", poi mi vide con il suo unico occhio buono, "ma cosa ci fai qui? E cos’è questa giacca?".
Michele e Mirella andarono via, li vidi di spalle, Michele già stringeva tra le dita una sigaretta che avrebbe acceso fuori.
"Ti spacco la testa", disse mio padre.
"E lascialo", rispose mia madre.
La giacca era sempre là, niente era perduto, un minuto dopo mi infilarono un clistere da lavanda gastrica.

  ^   - martedì 26/08/2008 ore 5.55.17
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Nuova recensione del libretto Airbag su Il Mattino.

  ^   - domenica 24/08/2008 ore 17.30.16
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Aggiornamento Airbag

Aggiornamento Airbag

Il libretto è adesso disponibile in diversi punti vendita Feltrinelli (verifica disponibilità), mentre online si può ordinare qui, senza spese di spedizione.

Aggiornamento 2: Airbag al quinto posto nella classifica dei libri più venduti nell'ultimo mese dalla distribuzione NDA.

  ^   - venerdì 20/06/2008 ore 12.06.58
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Airbag

Airbag



E' in uscita un mio libretto, si chiama Airbag. Online lo trovate sul sito delle librerie Feltrinelli.

"Maurizio vive in una casa completamente vuota, lavora come programmatore in una software house, mangia solo cibi industriali, soffre di attacchi d'ira ed e' vittima di una sessualità paranoide. Un guasto di un ripetitore della Telecom permette al suo televisore di ricevere l'audio delle conversazioni telefoniche degli abitanti del suo quartiere. Maurizio registra e cataloga i dialoghi, ne impara a memoria intere frasi e le usa per riconfigurare una propria nuova mappa emotiva. Viviana e' obesa, e tutte le sere chiama il numero anti-violenza, sussurrando perché suo marito non la senta. Dal telefono al televisore di Maurizio: quelle telefonate diventano un'ossessione. Viviana diventa il suo Cristo con le bruciature di sigaretta sulle braccia, l'unica capace di redimerlo. La segue, ne traccia un profilo psicologico e, infine, si decide a incontrarla. Poi la morte del fratello di Maurizio, paralizzato a seguito di un incidente automobilistico, l'incontro con una squillo di lusso, il tango, i naziskin, una spirale di incastri narrativi".

  ^   - giovedì 15/05/2008 ore 15.49.32
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La bellezza perduta

La bellezza perduta
[La vita dopo i call center]


Rosa Russo Iervolino è seduta sul sedile posteriore. Indossa un giaccone scuro e nella tasca destra tiene un rosario. Stringe i grani di corallo sotto le dita e dice all'autista di andare più veloce. L'alfa 156 senza scorta viaggia veloce sulla tangenziale verso l’uscita Fuorigrotta, poi via Cinthia, direzione Pianura, le luci arancione dell'illuminazione pubblica si riflettono sui finestrini scuri. Ai primi capannelli di gente, Rosetta si stende sul sedile, si copre con una coperta per non suscitare reazioni. Sono per la maggior parte donne, alcune di loro hanno una candela tra le mani e pregano. Le loro voci si fondono in un coro unico, era inevitabile che lo venissero a sapere. L'Alfa 156 arriva fuori l'ingresso della discarica di contrada Pisani a Pianura. Là, bisogna fermarsi, i pneumatici non sarebbero in grado di proseguire su un terreno tanto sconnesso. Rosetta Jervolino apre la porta, il fetore è insopportabile. Si porta un fazzoletto imbevuto di profumo sulla bocca e accompagnata da un carabiniere prosegue all’interno della discarica. Il punto preciso è interamente presidiato dai carabinieri e dall'esercito. Tra poco nessuno più potrà avvicinarsi, neanche lei stessa. I militari sono disposti in cerchio a formare una barriera dalle maglie strette. Il commissario straordinario De Gennaro è stato informato dell'arrivo di Rosetta e sotto scorta dei militari esce dalla prima barriera umana e le va incontro. E' sconvolto da quello che ha appena visto.
"Come lo hanno saputo la gente là fuori?", chiede Rosetta.
De Gennaro scuote la testa. Ha la faccia pallida, le pupille dilatate dal pianto, scuote le spalle, non sa come l’abbiano saputo.
"Andiamo", fa Rosetta Russo Jervolino. Il rosario che stringe tra le mani glielo ha regalato la nonna, la vecchia che parlava coi morti. Nel quartiere quando la vedevano si facevano il segno della croce. I militari rompono la barriera solo per il tempo necessario per far passare Rosetta e De Gennaro, oramai ci siamo, pensa Rosetta. Stringe il rosario di corallo nella mano destra forte abbastanza da procurarsi il calco dei grani nella carne morbida del palmo. Più avanti c'è un altro presidio di militari in tuta mimetica, anche le loro maglie si aprono per farli passare. Al centro, ai piedi del punto esatto, inginocchiato, c'è il Cardinale Sepe che prega.
"Stanno arrivando anche dal Vaticano", dice De Gennaro, "è questione di pochi minuti".
Rosetta compie gli ultimi passi, De Gennaro resta indietro, è straziato.
Rosetta allora lo vede. Le manca il fiato, lascia cadere il fazzoletto.
La posa è quella di un uomo in posizione fetale, steso su un lato, ma è lungo almeno tre metri. Il volto si direbbe di donna, ma la sua nudità mostra un pene piccolissimo e flaccido. La cassa toracica è sproporzionata rispetto al resto del corpo e sulla schiena, ci sono due grosse ali a forma di goccia lunghe dalla nuca fino alle ginocchia. Il colore del piumaggio è bianco. Rosetta ha un mancamento, il cardinale Sepe non si muove, prega, è in estasi, De Gennaro è a pochi metri da lei, la regge.
"Mio Dio!" esclama Rosetta, cade in ginocchio, ha la voce rotta dal pianto, affonda le mani fino ai polsi nello strato di rifiuti che le è sotto i piedi. Quello che sta guardando è troppo grande per essere compreso. Sulle ali c'è del sangue ancora non coagulato, di colore rosso scuro, sotto le luci di emergenza montate per illuminare il posto. Il corpo non mostra segni di decomposizione. La carne è ancora intatta e ricopre con uniformità e proporzione l'intero corpo. Le unghie dei piedi sono fatte ad artiglio, così come quelle delle mani. Rosetta Jervolino comincia a tremare, la nonna gliel’aveva detto che certe cose esistevano. Il cardinale Sepe prega in latino.
"Chi lo ha trovato?" chiede Rosetta.
"Uno degli operai. Lavora in questo posto da trent’anni" dice De Gennaro.
"Da quanto tempo pensate sia qui?", dice Rosetta.
"Nessuno lo può sapere con precisione, ma i fogli di giornale che sono nel suo stesso strato di rifiuti sono datati Marzo 1988".
"Venti anni sepolto sotto i rifiuti, cosa diremo adesso alla gente?"
"Non lo diremo", dice il Cardinale Sepe.
Rosetta e De Gennaro si voltano verso la voce del Cardinale che non rivolge loro lo sguardo, parla fissando ancora quell’essere spaventoso e bellissimo allo stesso tempo.
"Non è il primo ritrovamento di angeli che avviene, il Vaticano però non vuole che si sappia. Questo è il terzo. Gli altri due corpi li tengono custoditi in una cripta. Hanno fatto gli esami al carbonio quattordici: i loro corpi hanno oltre diecimila anni. Ne hanno trovato uno in Palestina, l'altro in Germania, questo è il terzo".
"Cosa ne faranno adesso?".
"Lo prenderanno. Lo porteranno nella cripta insieme agli altri e non ci sarà più nessuna possibilità di rivederlo".
"Cardinale cosa significa tutto questo?" chiede Rosetta con un labbro preda di un tremore isterico.
"Non lo so, l’idea che mi sono fatto, è che gli angeli siano il simbolo della bellezza perduta, la bellezza, è un dono del signore".
Proprio in quel momento, si sentono le eliche degli elicotteri del vaticano che sorvolano il cielo sopra la discarica di Pianura.
"Tutti via" ordinano i militari.
Chi può, dà un ultimo sguardo all’angelo sepolto sotto i rifiuti, tra assorbenti, biciclette, lattine, bottiglie. Rosetta si allontana, tirata per un braccio da un militare, la bellezza perduta di Napoli, pensa, mentre torna verso la 156.

  ^   - venerdì 09/05/2008 ore 10.19.32
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Sono stato concepito in una dark room

Sono stato concepito in una dark room
[La vita dopo i call center]



Sei in autostrada. Rispetti i limiti di velocità, hai le cinture di sicurezza allacciate. Nel cassetto portaoggetti hai dello Zantac, del Maalox, Aulin, Vasellina, Dildo dual vibro, cerotti alla nicotina, due stecche di Camel light, Lisomucil tosse sedativo, collutorio, lamette Credo, utensili con lame arrugginite, una fiala di antitetanica, garze, paracetamolo, mercurio cromo, antibiotici per il cavo orale, morsette per capezzoli, metanfetamine, passaporto, tessera sanitaria, un coltello con lama retrattile, guanti in lattice, preparazione H, fazzoletti imbevuti di etere dietilico per anestesia. Seduta sul lato passeggero c'è la tua ex moglie. State andando in vacanza. L'odore del suo shampoo alle mimose si confonde con l'arbre magic al mentolo. Sei sull'autostrada in direzione Catanzaro, ma ti sembra di stare in Danimarca. Cristo. Ti fa male lo stomaco, sei in tachicardia. Hai troppo piombo in bocca per la tua età. Dovresti fare spinning, usare il caffè decaffeinato, comprare un elettrostimolatore, abbonarti a Sky premium. Invece non guardi nemmeno la scadenza dei medicinali. State andando al mare. Seduto sui sedili posteriori c'è tuo figlio di tredici anni. Il tuo ex figlio. Bisognerà affrontare certi argomenti, adesso che il dolore del distacco è passato. Ci sono degli aspetti pratici di cui tenere conto. La casa, i soldi per il mantenimento, la macchina. Il cane. Il tuo ex cane è morto da cinque giorni sul tuo tappeto per fame ma non glielo hai ancora detto. Per questo hai quelle cose nel portaoggetti, proprio a trenta centimetri dalle sue ginocchia. Hai messo il cadavere del cane sulla bilancia e l'hai pesato. Otto chili precisi. Hai chiamato alla DHL e ti ha risposto una centralinista di nome Veronica. Le hai chiesto quanto costa spedire un pacco dal peso di otto chili nella stessa città. E' stata di Laura l'idea della vacanza. Ha detto "siamo civili, pensiamo al bene di Davide, tracciamo una road map per definire tutto". Nel portaoggetti c'è anche una piccola sega manuale. Ha utilizzato il termine road map perché sa di trovarsi in una zona di guerra. La stronza però non sa quali siano le regole d'ingaggio. Abbassi ancora l'aria condizionata. Adesso siamo a sedici gradi. Lei è cortese, non dice niente ma sai che sta gelando. Quando ti fermerai sull'autogrill e lei aprirà lo sportello avrà un collasso. Forse anche tu, sei più vecchio di lei, e hai troppo piombo in bocca. Ma non importa, ci sono delle eventualità a cui non ci si può sottrarre. Le chiedi se sente freddo. Ti dice di no. Fantastico. Tuo figlio ascolta i blink 182 nella cuffie nel tuo ex lettore mp3 samsung. Ti ferma la stradale. Dici all'agente di stare calmo, di non avvicinarsi troppo. L'agente ti fa segno di scendere dalla macchina. La tua ex moglie e il tuo ex figlio sono ancora nella tua ex auto mentre tu sei fermo in una piazzola di sosta. Ci saranno quaranta gradi. L'agente ti chiede se c'è qualcosa che non va? Non c'è niente che non va. Niente. E gli sottrai la pistola dalla fondina. Gliela punti alla faccia. Il suo collega adesso tira fuori la pistola e la punta alla tua faccia. - Non sparare -. Tutti e tre dite non sparare. Laura esce dalla macchina, urla sviene. Vai a capire per cosa. Le auto rallentano. Una si ferma a pochi metri e riprende la scena con un cellulare. Adesso sei alla stazione della polizia di un paese. Ti tengono in una stanza chiusa a chiave. Non hai pratica con la legge però pensi che ti sfonderanno il culo per questa cosa. Ti chiedi come hai potuto fare una stronzata del genere. Arriva un magistrato con due poliziotti. Ti dice che hai fatto una stronzata, che ci sarà un processo ma che per il momento puoi ritornartene a casa. Non ci sono precedenti penali. La tua ex famiglia è fuori ad aspettarti. Ti ripeti che devi stare calmo, però al primo dei due che parla gli sfondi la testa contro il parabrezza. La tua ex moglie resta in silenzio. Ha sulle ginocchia un foglio bianco con delle voci scritte a penna. Sembra una lista. Sarà la road map. La conosci, lei aspetta che tu le chieda cos'è. Ti mastichi la lingua, la tieni bloccata coi denti, ma non glielo chiedi. Mentre il navigatore satellitare ti dice di girare a destra cominci a piangere. L'hai fatto altre volte a casa tua. Il navigatore ti dice di girare a destra. Girare adesso a destra. Ma tu stai già puntando il centro esatto dello spartitraffico. Questa è una deviazione alla tua road map. Pensavi di risolvere le cose diversamente con qualcuna di quelle cose nel portaoggetti. Anche il tuo navigatore satellitare non la pensa come te. Laura si raddrizza sullo schienale. Davide si sporge dal sedile di dietro. Il tuo navigatore satellitare ti dice di girare adesso a destra. Lo spartitraffico è troppo vicino, chiudi gli occhi, aspetti l'impatto, l'esplosione del parabrezza in un milione di pezzi. Laura ti strappa il volante dalle mani, rientra nella corsia, tira il freno a mano. Stacca lo specchietto retrovisore dal soffitto dell'abitacolo e comincia a colpirti alla faccia.

  ^   - mercoledì 20/02/2008 ore 11.50.27
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7

7
[cellophane]

Amore mio ti spengo le sigarette addosso,
ti amo, ti mangio,
ti conservo nel frigorifero vicino alla philadelphia.

  ^   - martedì 19/02/2008 ore 0.17.48
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Televideo

Televideo
[La vita dopo i call center]


Luciano dorme troppo poco, ascolta la musica dal lettore mp3, nick cave e i baustelle, fa la tosse e scrive le cose sul portatile. Non è contento. Usa lo Stilnox per dormire. Ne prende tre mezze pasticche. Le spezza sulla tacca e le scioglie sotto la lingua, una ogni venti minuti. Sente il film che ricopre la pasticca svanire e poi l’ amaro. Si collega su youporn.com. Guarda cento video porno a notte. Oral, anal, fetish. Adesso pensa che non riuscirà mai più a dormire senza Stilnox sotto la lingua e sa che il suo medico non gliene prescriverà altro prima di due mesi. Ritiene che il sistema sanitario del suo paese sia inadeguato alle necessità del suo sonno. Scrive le cose sul word e poi si dimentica dove le salva. Allora deve utilizzare la ricerca di window per trovare le cose. Si ricorda una sola parola al massimo. Scrive nella casella della ricerca metamfetamina, colesterolo, termosifone. Guarda le pubblicità delle tariffe telefoniche, beve il latte freddo, usa il televideo. La mattina non apre la porta e non risponde al telefono. Non guarda dallo spioncino. Se suonano al citofono apre il cancello senza parlare. Certi giorni non si lava i denti ma usa il collutorio verde. Passa troppo tempo in macchina. Il posto dove lavora è a quaranta chilometri. Bisogna prendere la tangenziale e poi l'autostrada. La cilindrata della macchina è sottodimensionata alla distanza che deve coprire. Fa benzina sempre allo stesso posto, quindici euro, sempre alla pompa numero sei del distributore. Sulla strada del ritorno pensa a quante stilnox gli sono rimaste nel cassetto, ma non si ricorda il numero. Delle volte fa una strada più lunga per ritornare a casa. Alla rotonda davanti alla concessionaria della Mercedes ritorna verso Gianturco. Gli piace guidare nelle zone industriali, sotto le luci alogene dell’illuminazione comunale. La geometria delle cisterne di gasolio e delle sopraelevate lo tranquillizzano. Pensa che sia per via della frequenza arancione dei lampioni. Annusa la puzza di benzina dei serbatoi degli impianti Q8 e fuma le camel light. Si ricorda allora di alcune notizie che ha letto sul televideo prima di uscire da casa. Si ricorda soprattutto delle stragi familiari nelle villette. Pensa che sia iniziata una nuova fase dell’umanità dove la famiglia sia diventata un posto pericoloso. Bisogna sperare che la squadra del cuore di tuo padre non perda mai. Vorrebbe vivere in un bunker antiatomico dietro la megacisterna da diecimila tonnellate della Q8 nella zona industriale di san giovanni. Si organizzerebbe per bene nel bunker. Monterebbe un’antenna per il televideo e si porterebbe dietro il portatile con nick cave e i baustelle. Va a giocare al videopoker di un bar alla ferrovia, un posto di gente scannata. Ci sono sei macchinette tutte di fianco. Luciano si mette sempre sulla seconda, accende una camel light e infila i venti centesimi a uno a uno nella macchinetta. Le pareti del bar sono gialle delle sigarette marlboro, merit, camel light. Poi torna a casa. Conosce a memoria il movimento che deve fare per aprire la porta. Infilare la chiave nella toppa e tirare la porta a sé con il pomello. Allora sente i cilindri della serratura rientrare negli alloggiamenti e la pressione diminuire progressivamente fino ad annullarsi. Ha la memoria sotto la pelle delle mani. Prende dal frigorifero la scatoletta dei formaggi e si fa le sottilette sulle fette biscottate. Poi va alla scatola dello Stilnox. Ne prende la prima metà e la mette sotto la lingua. Deve ingoiarla quando il sapore diventa amaro. Significa che il film sulla pasticca si è sciolto. Poi scrive nella barra degli indirizzi www.youporn.com.

  ^   - mercoledì 06/02/2008 ore 17.36.24
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Fotogramma 23

Fotogramma 23
[La vita dopo i call center]


Le mie cosce sono spesse quanto il torace di un bambino di Passaparola junior o del piccolo Lord. I capelli sono attaccati troppo in alto sulla fronte, gli occhi stretti. Non posso chiudere al porta del bagno con la chiave. Mia mamma me lo ha detto ha ripetuto mille volte. Lei vecchia, io così.
- Posso sentirmi male io, puoi sentirti male tu. Non chiudere la porta, lo so che sei dentro -.
Mille volte vecchia lei, mille volte io così. Allora devo fare veloce con il braccio adesso che lei sta dormendo sul divano. La fibbia dei pantaloni sbatte contro la ceramica della tazza, la tavoletta di plastica fa rumore. Veloce, veloce, stringere, vasodilatarsi, le cosce premono sulla tavoletta, la fibbia, la plastica del sedile, le mattonelle bianche, sborrare sulla fotografia di Erika, pulirsi con la carta igienica, alzare il pantalone, uscire dal bagno, piegare la fotografia, rimetterla dietro il termosifone del salotto in mezzo ai parallelepipedi di ghisa, veloce veloce, centoquaranta chili ma veloce, quattordici anni, non svegliare mia mamma che dorme sul divano, i capelli attaccati male, down down mi dicono nel palazzo, l’ha scritto quello del terzo piano nell’ascensore, ho paura dell’ascensore, ho paura dei cani, ho paura dei pipistrelli, non mi stanco sulle scale, Erika Erika, la fotografia l’ho ritagliata dal sorrisi e canzoni, la infilo nel termosifone del soggiorno vicino a quella di Mascia del grande fratello.
Di Erika ne ho parlato con gli altri spastici che la mattina stanno con me sul pulmino giallo. Lo ha detto mia mamma che sono spastico, ma a scuola mi hanno detto che non lo devo dire, che le mamme dicono certe cose delle volte, ma che spastico non si dice mai. Sul pulmino nessuno sa chi è Erika. Melania dice di essere la mia fidanzata ma tutte le mattine piscia su sedile del pulmino e grida. Enrico che è il guidatore del pulmino ha sempre un sacchetto pieno di segatura sotto i piedi. La sparge sotto il sedile di Melania, ma dopo sappiamo tutti di piscio di Melania. Mentre sparge la segatura deve fare attenzione a non toccare Luisa. Se qualcuno la tocca lei muore. Si butta a terra e si straccia la faccia con le unghie. Anche quando hanno ammazzato la mamma di Erika hanno sparso la segatura sul sangue che stava nel corridoio di casa loro. Forse hanno cosparso di segatura tutta la casa. Nessuno deve sapere quello che faccio nel bagno con Erika. Nessuno più. L’ho raccontato alla maestra Morena e al maestro Giacomo. Hanno detto che non devo farlo. Non si può, non si può. Adesso stiamo quasi a metà strada. Siamo su una strada liscia. Io appoggio la testa sul vetro e mi trema l’orecchio. Mi trema anche la pelle della fronte e sotto i denti. Conosco i nomi di tutti qua dentro, anche delle loro mamme. Conosco a memoria i nomi scritti sui citofoni del mio palazzo e quante persone ci sono in ogni casa. Vorrei guidare io il pulmino. So come girare e quale è il bottone per aprire le porte. So dove sta la segatura e come si sparge sotto i sedili se uno si piscia sotto. L’ho detto a Enrico, ma lui ha detto che non si può. Mi guarda sempre dallo specchietto e da quando gliel’ho detto dice che non posso avvicinarmi più a lui mentre guida, ma adesso deve per forza lasciarmelo fare. Mia mamma dorme da quattro giorni sul divano e si è pisciata sotto come Melania e io devo partire per andare a prendere Erika. Enrico deve anche spiegarmi la strada per Novi ligure.

  ^   - mercoledì 30/01/2008 ore 18.11.28
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Il cuore e il polistirolo

Il cuore e il polistirolo
[La vita dopo i call center]


In bocca ho ancora il sapore del collutorio Colgate che non mi fa sentire l'havana. Ho le gengive foderate di velluto. Sono seduta su una poltroncina di vimini del tavolo sette dell'Intra Moenia a Piazza Bellini. Sono qui con uno che mi parla. Continuo a fissargli le piombature sui molari, brillano come i microgranuli di zinco citrato del dentifricio Mentadent. Devo trovare Luciano, sono al centro storico solo per questo, ho letto sul suo blog di msn che era da queste parti. Ho gli anfibi, ho ventun'anni, ho quaranta euro di speed nella carta argentata, ho le camel light nella borsetta. Vado nel bagno. C'è un aspiratore con una ventola al posto della finestra, sulla porta c'è l'adesivo di una ditta delle pulizie. Abbasso la tavoletta e ci stendo una riga di speed sopra. Dal soffitto pende una lampadina gialla, la ventola si mette in moto automaticamente quando l’accendi. Tiro lo speed. Cristo, Madonna, Gesù, sento i granelli nelle narici. Ripiego la carta argentata. Ho gli occhi trasparenti e le pupille strette. Esco dal bagno, il pavimento era bagnato e sto lasciando delle impronte, dico al tipo che vado a cercare Luciano. "Stronza" mi sta dicendo adesso. La gente seduta ai tavolini si gira, un cameriere ci fa il gesto di restare calmi, quello mi lancia contro un salatino a forma di cuore.

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  ^   - martedì 15/01/2008 ore 18.17.42
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La direzione declina eventuali responsabilità sulla trasmissione di forme di sifilide poco conosciute contratte durante copule consumate, anche se onestamente pagate, nell' hotel Messico.

***

Mi chiamo Gianni Solla, 31 anni. Zoppico per finta quando attraverso la strada bloccando il traffico. Lo faccio solo per provocare il senso di colpa cosmico nelle persone. Raccolgo i punti del latte e i punti della benzina. Spero di vincere il borsone entro Ottobre. Ho studiato la chitarra elettrica per dieci anni ma ho sempre avuto problemi con il mi bemolle. Per suonare una canzone devo accertarmi che dentro non ci sia il mi bemolle. Anche il fa minore mi ha sempre dato problemi. Abito a Napoli in un quartiere più pericoloso della striscia di Gaza. Da piccolo le maestre dicevano che ero un bambino precoce mentre mio padre diceva che ero mezzo scemo. La partita è ancora aperta.

* Non lo so se il sito si vede bene a 800x600 o ad altre risoluzioni perchè non capisco niente di grafica, però vi dico che a casa mia e anche da Gerry si vede bene, quindi se non vedete bene il sito avete un problema. Se ci tenete a sapere cosa c'è scritto comunque potete sempre chiamarmi al cellulare e vi leggo tutto che tanto ho l'autoricarica. Tutto quello che trovate scritto è mio quindi non fate i figli di di puttana perchè vi rigo la macchina. La cornice attorno al titolo l'ho presa da Rolling Stone ma tanto quelli sono rock&roll e non s'incazzano.