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Sono stato concepito in una dark room
Sono stato concepito in una dark room
[La vita dopo i call center]
Sei in autostrada. Rispetti i limiti di velocità, hai le cinture di sicurezza allacciate. Nel cassetto portaoggetti hai dello Zantac, del Maalox, Aulin, Vasellina, Dildo dual vibro, cerotti alla nicotina, due stecche di Camel light, Lisomucil tosse sedativo, collutorio, lamette Credo, utensili con lame arrugginite, una fiala di antitetanica, garze, paracetamolo, mercurio cromo, antibiotici per il cavo orale, morsette per capezzoli, metanfetamine, passaporto, tessera sanitaria, un coltello con lama retrattile, guanti in lattice, preparazione H, fazzoletti imbevuti di etere dietilico per anestesia. Seduta sul lato passeggero c'è la tua ex moglie. State andando in vacanza. L'odore del suo shampoo alle mimose si confonde con l'arbre magic al mentolo. Sei sull'autostrada in direzione Catanzaro, ma ti sembra di stare in Danimarca. Cristo. Ti fa male lo stomaco, sei in tachicardia. Hai troppo piombo in bocca per la tua età. Dovresti fare spinning, usare il caffè decaffeinato, comprare un elettrostimolatore, abbonarti a Sky premium. Invece non guardi nemmeno la scadenza dei medicinali. State andando al mare. Seduto sui sedili posteriori c'è tuo figlio di tredici anni. Il tuo ex figlio. Bisognerà affrontare certi argomenti, adesso che il dolore del distacco è passato. Ci sono degli aspetti pratici di cui tenere conto. La casa, i soldi per il mantenimento, la macchina. Il cane. Il tuo ex cane è morto da cinque giorni sul tuo tappeto per fame ma non glielo hai ancora detto. Per questo hai quelle cose nel portaoggetti, proprio a trenta centimetri dalle sue ginocchia. Hai messo il cadavere del cane sulla bilancia e l'hai pesato. Otto chili precisi. Hai chiamato alla DHL e ti ha risposto una centralinista di nome Veronica. Le hai chiesto quanto costa spedire un pacco dal peso di otto chili nella stessa città. E' stata di Laura l'idea della vacanza. Ha detto "siamo civili, pensiamo al bene di Davide, tracciamo una road map per definire tutto". Nel portaoggetti c'è anche una piccola sega manuale. Ha utilizzato il termine road map perché sa di trovarsi in una zona di guerra. La stronza però non sa quali siano le regole d'ingaggio. Abbassi ancora l'aria condizionata. Adesso siamo a sedici gradi. Lei è cortese, non dice niente ma sai che sta gelando. Quando ti fermerai sull'autogrill e lei aprirà lo sportello avrà un collasso. Forse anche tu, sei più vecchio di lei, e hai troppo piombo in bocca. Ma non importa, ci sono delle eventualità a cui non ci si può sottrarre. Le chiedi se sente freddo. Ti dice di no. Fantastico. Tuo figlio ascolta i blink 182 nella cuffie nel tuo ex lettore mp3 samsung. Ti ferma la stradale. Dici all'agente di stare calmo, di non avvicinarsi troppo. L'agente ti fa segno di scendere dalla macchina. La tua ex moglie e il tuo ex figlio sono ancora nella tua ex auto mentre tu sei fermo in una piazzola di sosta. Ci saranno quaranta gradi. L'agente ti chiede se c'è qualcosa che non va? Non c'è niente che non va. Niente. E gli sottrai la pistola dalla fondina. Gliela punti alla faccia. Il suo collega adesso tira fuori la pistola e la punta alla tua faccia. - Non sparare -. Tutti e tre dite non sparare. Laura esce dalla macchina, urla sviene. Vai a capire per cosa. Le auto rallentano. Una si ferma a pochi metri e riprende la scena con un cellulare. Adesso sei alla stazione della polizia di un paese. Ti tengono in una stanza chiusa a chiave. Non hai pratica con la legge però pensi che ti sfonderanno il culo per questa cosa. Ti chiedi come hai potuto fare una stronzata del genere. Arriva un magistrato con due poliziotti. Ti dice che hai fatto una stronzata, che ci sarà un processo ma che per il momento puoi ritornartene a casa. Non ci sono precedenti penali. La tua ex famiglia è fuori ad aspettarti. Ti ripeti che devi stare calmo, però al primo dei due che parla gli sfondi la testa contro il parabrezza. La tua ex moglie resta in silenzio. Ha sulle ginocchia un foglio bianco con delle voci scritte a penna. Sembra una lista. Sarà la road map. La conosci, lei aspetta che tu le chieda cos'è. Ti mastichi la lingua, la tieni bloccata coi denti, ma non glielo chiedi. Mentre il navigatore satellitare ti dice di girare a destra cominci a piangere. L'hai fatto altre volte a casa tua. Il navigatore ti dice di girare a destra. Girare adesso a destra. Ma tu stai già puntando il centro esatto dello spartitraffico. Questa è una deviazione alla tua road map. Pensavi di risolvere le cose diversamente con qualcuna di quelle cose nel portaoggetti. Anche il tuo navigatore satellitare non la pensa come te. Laura si raddrizza sullo schienale. Davide si sporge dal sedile di dietro. Il tuo navigatore satellitare ti dice di girare adesso a destra. Lo spartitraffico è troppo vicino, chiudi gli occhi, aspetti l'impatto, l'esplosione del parabrezza in un milione di pezzi. Laura ti strappa il volante dalle mani, rientra nella corsia, tira il freno a mano. Stacca lo specchietto retrovisore dal soffitto dell'abitacolo e comincia a colpirti alla faccia.
Luciano dorme troppo poco, ascolta la musica dal lettore mp3, nick cave e i baustelle, fa la tosse e scrive le cose sul portatile. Non è contento. Usa lo Stilnox per dormire. Ne prende tre mezze pasticche. Le spezza sulla tacca e le scioglie sotto la lingua, una ogni venti minuti. Sente il film che ricopre la pasticca svanire e poi l’ amaro. Si collega su youporn.com. Guarda cento video porno a notte. Oral, anal, fetish. Adesso pensa che non riuscirà mai più a dormire senza Stilnox sotto la lingua e sa che il suo medico non gliene prescriverà altro prima di due mesi. Ritiene che il sistema sanitario del suo paese sia inadeguato alle necessità del suo sonno. Scrive le cose sul word e poi si dimentica dove le salva. Allora deve utilizzare la ricerca di window per trovare le cose. Si ricorda una sola parola al massimo. Scrive nella casella della ricerca metamfetamina, colesterolo, termosifone. Guarda le pubblicità delle tariffe telefoniche, beve il latte freddo, usa il televideo. La mattina non apre la porta e non risponde al telefono. Non guarda dallo spioncino. Se suonano al citofono apre il cancello senza parlare. Certi giorni non si lava i denti ma usa il collutorio verde. Passa troppo tempo in macchina. Il posto dove lavora è a quaranta chilometri. Bisogna prendere la tangenziale e poi l'autostrada. La cilindrata della macchina è sottodimensionata alla distanza che deve coprire. Fa benzina sempre allo stesso posto, quindici euro, sempre alla pompa numero sei del distributore. Sulla strada del ritorno pensa a quante stilnox gli sono rimaste nel cassetto, ma non si ricorda il numero. Delle volte fa una strada più lunga per ritornare a casa. Alla rotonda davanti alla concessionaria della Mercedes ritorna verso Gianturco. Gli piace guidare nelle zone industriali, sotto le luci alogene dell’illuminazione comunale. La geometria delle cisterne di gasolio e delle sopraelevate lo tranquillizzano. Pensa che sia per via della frequenza arancione dei lampioni. Annusa la puzza di benzina dei serbatoi degli impianti Q8 e fuma le camel light. Si ricorda allora di alcune notizie che ha letto sul televideo prima di uscire da casa. Si ricorda soprattutto delle stragi familiari nelle villette. Pensa che sia iniziata una nuova fase dell’umanità dove la famiglia sia diventata un posto pericoloso. Bisogna sperare che la squadra del cuore di tuo padre non perda mai. Vorrebbe vivere in un bunker antiatomico dietro la megacisterna da diecimila tonnellate della Q8 nella zona industriale di san giovanni. Si organizzerebbe per bene nel bunker. Monterebbe un’antenna per il televideo e si porterebbe dietro il portatile con nick cave e i baustelle. Va a giocare al videopoker di un bar alla ferrovia, un posto di gente scannata. Ci sono sei macchinette tutte di fianco. Luciano si mette sempre sulla seconda, accende una camel light e infila i venti centesimi a uno a uno nella macchinetta. Le pareti del bar sono gialle delle sigarette marlboro, merit, camel light. Poi torna a casa. Conosce a memoria il movimento che deve fare per aprire la porta. Infilare la chiave nella toppa e tirare la porta a sé con il pomello. Allora sente i cilindri della serratura rientrare negli alloggiamenti e la pressione diminuire progressivamente fino ad annullarsi. Ha la memoria sotto la pelle delle mani. Prende dal frigorifero la scatoletta dei formaggi e si fa le sottilette sulle fette biscottate. Poi va alla scatola dello Stilnox. Ne prende la prima metà e la mette sotto la lingua. Deve ingoiarla quando il sapore diventa amaro. Significa che il film sulla pasticca si è sciolto. Poi scrive nella barra degli indirizzi www.youporn.com.
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Fotogramma 23
Fotogramma 23
[La vita dopo i call center]
Le mie cosce sono spesse quanto il torace di un bambino di Passaparola junior o del piccolo Lord. I capelli sono attaccati troppo in alto sulla fronte, gli occhi stretti. Non posso chiudere al porta del bagno con la chiave. Mia mamma me lo ha detto ha ripetuto mille volte. Lei vecchia, io così.
- Posso sentirmi male io, puoi sentirti male tu. Non chiudere la porta, lo so che sei dentro -.
Mille volte vecchia lei, mille volte io così. Allora devo fare veloce con il braccio adesso che lei sta dormendo sul divano. La fibbia dei pantaloni sbatte contro la ceramica della tazza, la tavoletta di plastica fa rumore. Veloce, veloce, stringere, vasodilatarsi, le cosce premono sulla tavoletta, la fibbia, la plastica del sedile, le mattonelle bianche, sborrare sulla fotografia di Erika, pulirsi con la carta igienica, alzare il pantalone, uscire dal bagno, piegare la fotografia, rimetterla dietro il termosifone del salotto in mezzo ai parallelepipedi di ghisa, veloce veloce, centoquaranta chili ma veloce, quattordici anni, non svegliare mia mamma che dorme sul divano, i capelli attaccati male, down down mi dicono nel palazzo, l’ha scritto quello del terzo piano nell’ascensore, ho paura dell’ascensore, ho paura dei cani, ho paura dei pipistrelli, non mi stanco sulle scale, Erika Erika, la fotografia l’ho ritagliata dal sorrisi e canzoni, la infilo nel termosifone del soggiorno vicino a quella di Mascia del grande fratello.
Di Erika ne ho parlato con gli altri spastici che la mattina stanno con me sul pulmino giallo. Lo ha detto mia mamma che sono spastico, ma a scuola mi hanno detto che non lo devo dire, che le mamme dicono certe cose delle volte, ma che spastico non si dice mai. Sul pulmino nessuno sa chi è Erika. Melania dice di essere la mia fidanzata ma tutte le mattine piscia su sedile del pulmino e grida. Enrico che è il guidatore del pulmino ha sempre un sacchetto pieno di segatura sotto i piedi. La sparge sotto il sedile di Melania, ma dopo sappiamo tutti di piscio di Melania. Mentre sparge la segatura deve fare attenzione a non toccare Luisa. Se qualcuno la tocca lei muore. Si butta a terra e si straccia la faccia con le unghie. Anche quando hanno ammazzato la mamma di Erika hanno sparso la segatura sul sangue che stava nel corridoio di casa loro. Forse hanno cosparso di segatura tutta la casa. Nessuno deve sapere quello che faccio nel bagno con Erika. Nessuno più. L’ho raccontato alla maestra Morena e al maestro Giacomo. Hanno detto che non devo farlo. Non si può, non si può. Adesso stiamo quasi a metà strada. Siamo su una strada liscia. Io appoggio la testa sul vetro e mi trema l’orecchio. Mi trema anche la pelle della fronte e sotto i denti. Conosco i nomi di tutti qua dentro, anche delle loro mamme. Conosco a memoria i nomi scritti sui citofoni del mio palazzo e quante persone ci sono in ogni casa. Vorrei guidare io il pulmino. So come girare e quale è il bottone per aprire le porte. So dove sta la segatura e come si sparge sotto i sedili se uno si piscia sotto. L’ho detto a Enrico, ma lui ha detto che non si può. Mi guarda sempre dallo specchietto e da quando gliel’ho detto dice che non posso avvicinarmi più a lui mentre guida, ma adesso deve per forza lasciarmelo fare. Mia mamma dorme da quattro giorni sul divano e si è pisciata sotto come Melania e io devo partire per andare a prendere Erika. Enrico deve anche spiegarmi la strada per Novi ligure.
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Il cuore e il polistirolo
Il cuore e il polistirolo
[La vita dopo i call center]
In bocca ho ancora il sapore del collutorio Colgate che non mi fa sentire l'havana. Ho le gengive foderate di velluto. Sono seduta su una poltroncina di vimini del tavolo sette dell'Intra Moenia a Piazza Bellini. Sono qui con uno che mi parla. Continuo a fissargli le piombature sui molari, brillano come i microgranuli di zinco citrato del dentifricio Mentadent. Devo trovare Luciano, sono al centro storico solo per questo, ho letto sul suo blog di msn che era da queste parti. Ho gli anfibi, ho ventun'anni, ho quaranta euro di speed nella carta argentata, ho le camel light nella borsetta. Vado nel bagno. C'è un aspiratore con una ventola al posto della finestra, sulla porta c'è l'adesivo di una ditta delle pulizie. Abbasso la tavoletta e ci stendo una riga di speed sopra. Dal soffitto pende una lampadina gialla, la ventola si mette in moto automaticamente quando l’accendi. Tiro lo speed. Cristo, Madonna, Gesù, sento i granelli nelle narici. Ripiego la carta argentata. Ho gli occhi trasparenti e le pupille strette. Esco dal bagno, il pavimento era bagnato e sto lasciando delle impronte, dico al tipo che vado a cercare Luciano. "Stronza" mi sta dicendo adesso. La gente seduta ai tavolini si gira, un cameriere ci fa il gesto di restare calmi, quello mi lancia contro un salatino a forma di cuore.
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Giallo
Giallo
[cellophane]
Parcheggio la Citroen sempre allo stesso posto
e dallo spiazzo di cemento di fronte alla finanza fino a casa
è l'unica strada che faccio a piedi.
E' vicino, si arriva con un mezzo polmone d'aria
si passa davanti alla scuola guida
al discount, a quello del latte.
Il cane giallo sta là dietro
un cane infame coll’anima nera
abbaia, ringhia, gengive e denti e occhi tutti bianchi.
Un vecchio con la busta di plastica gli porta la scatoletta
ma quello gli abbaia contro il cappotto, contro i lacci
si sente fine a dentro i citofoni.
Per quello che posso cammino veloce
col passo dei ladri, dei traditori, degli innamorati
e per via di una forma di pazzia sono costretto a camminare sempre sullo stesso lato della strada.
Ci sta una che mi chiede le sigarette
io una volta gliel'ho data
e lei adesso me la chiede sempre.
Mi sta bene
la gente è debole
poco basta per trovare qualcuno d'affezionarsi.
Una volta m'ha detto che il cane giallo attraversava la strada ed è successo un incidente
è stato travolto
si è spezzato la zampa
un pezzo di coda sul marciapiedi
nessuno l'ha curato, lo volevano ammazzare
però ha campato
l'altro no, quello che stava nell'Alfa Romeo
gli è entrato lo sterzo nella pancia.
Allora io passo apposta per quella strada dove sta il cane giallo
per sentirlo abbaiare contro il vecchio col cappotto e i lacci sfilacciati
che da quando gli è morto il figlio in quell’incidente si trascura
e tutti a dire che prima o poi ci mette il veleno al cane
il veleno dei topi
altri dicono che l'ha perdonato, che il cane non c'entrava niente
si sa come attraversano.
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La notte dei call center viventi
La notte dei call center viventi
[La vita dopo i call center]
Il tenente Enrico Scognamiglio viaggia lungo la tangenziale nella sua Opel Kadett. Accende una sigaretta, impugna la manovella e abbassa il finestrino. Sente l'aria sbattergli sulla faccia e in mezzo a quelle molecole sente anche l'odore di Irene. Odore di crostatina del mulino bianco e di borotalco. Pensa al collo di lei e alla schiena. Allora preme forte sull'acceleratore. La macchina è del novantuno e nel tratto in salita da Capodimonte all’Arenella arranca e il cruscotto freme mettendo a dura prova l'assemblaggio degli interni.
Dall'altra parte della città al quartiere Barra, in Piazza Nocelle, la madre del tenente Scognamiglio entra in tachicardia. Sa già quello che gli sta succedendo. Si buca il dito con il punzone e mette una goccia di sangue su una placchetta di metallo. Sul display compare il numero 185. La signora Scognamiglio prende il foglio dove il figlio le avevo scritto il valore minimo e massimo che doveva comparire nella finestrella. Cristo santo dice. Deve arrivare al telefono prima che il panico le piombi addosso. Sono le tre e venti del mattino, sa che c'è qualcuno che può aiutarla. Il numero è scritto con un pennarello rosso in caratteri grossi. E' il numero del pronto soccorso diabetico. La signora Scognamiglio lo digita lentamente attenta a non sbagliare le cifre. Vent'anni fa insegnava alle elementari. La generazione attuale di commercialisti e medici deve a lei la capacità di leggere e scrivere. Saranno passati anche vent'anni, ma saprò ancora digitare un numero di telefono dice tra sé per confortarsi.
Uno, due, tre squilli.
Una voce all'altra parte del telefono, sembra che stia masticando aria, la mascella è di gesso, la voce è scoordinata, lenta.
"Centro diabetico sono Luciano come posso aiutarla".
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Da Rozzano al futuro
Da Rozzano al futuro
Il treno per Torino Porta Nuova partiva alle sette e cinquantacinque.
Eravamo io e Titty, l'avevo convinta a seguirmi, e la sua natura di costola aveva fatto il resto. Trovammo posto in uno scompartimento e lei si mise al mio fianco, attaccata allo sterno. Avevamo cibo a sufficienza per arrivare in Egitto col monopattino. Costola aveva procurato certi panini avvolti nella carta argentata, erano palline compatte con tranci di animali morti in mezzo. Io provavo a spiegarle la cosa del rodeo, ma io neanche avevo le idee chiare. Strel aveva detto che non bisognava fare niente, allora gli dissi che si poteva fare, e quindi si risaliva l'Italia, stretta e lunga, per andare a fare niente. Bisognava andare a Rozzano, posto inaugurato col blog rodeo e smontato immediatamente dopo dagli stessi che l'avevano organizzato. Ogni tanto uscivo fuori dallo scompartimento, attraversavo il corridoio fino al punto dove le grosse membrane di gomma uniscono i due vagoni. Arrivato là scorreggiavo, aspettavo quel tanto per farla staccare dalle mutande e poi di corsa nello scompartimento nostro.
"Dove sei stato?" mi diceva costola.
"A prendere aria, qua c'è puzza".
Il resto della storia e di altre le trovate su Chi eravamo, per uno sforzo di memoria collettivo concepito da Herzog.
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Safari nucleare post atomic kiss
Safari nucleare post atomic kiss
[La vita dopo i call center]
Lasciate stare le strisce pedonali, i semafori, la raccolta differenziata, i vicini silenziosi, se vi sparano nessuno dirà che non eravate un bravo ragazzo. Se la polizia viene ad arrestarvi le donne del vostro condominio scenderanno in strada e sputeranno in faccia ai poliziotti. Lasciate stare le canzoni di Tiziano Ferro e Biagio Antonacci e cominciate a imparare nomi come Raffaello e Ida Rendano. Lasciate stare le televisioni di stato, la Mediaset, Sanremo e cominciare a memorizzare sui vostri televisori Napolipiù e Televolla. Abituatevi a quelli che vendono eroina sul vostro ballatoio, fuori il vostro ascensore, all’ingresso del vostro garage. Prima o poi ne comprerete anche voi. Prendete posizione, con o contro gli scissionisti di Secondigliano. Andate a vedere i gigli a Barra e fatevi crescere il pataniello sulla spalla. Occupate una casa nel lotto zero a Ponticelli e parlate male dei Rom. Compratevi la felpa Baci & Abbracci, il Nokia N70, le Nike Silver e i Rayban a goccia. La cerimonia del vostro matrimonio non può finire prima delle cinque del mattino dopo l’intervento di dieci cantanti. Fate un video con il cellulare facendo finta di sparare un vostro amico, metteteci la colonna sonore de Il camorrista e mettetelo su Youtube. Vostra sorella lavora in una fabbrica di borse a San Giuseppe vesuviano e prende duecento euro. Al mese. Vostra sorella fa la sciampista in un parrucchiere al rettifilo e guadagna duecento euro. Al mese. Vostra sorella lavora in un’impresa di pulizia al Cardarelli e prende due cento euro. Al mese. Parlate male dei metallari di piazza San Domenico e dei punk di Piazza del Gesù. Fatevi due lampade a settimana, fatevi di cobrette a dieci euro. Comprate il fumo al terzo mondo, a Pazzigno, nella Duchessa, nella Sanità, a Resina, al rione Traiano. Comprate il cinquanta pollici lcd all’ipercoop di Afragola, il navigatore satellitare per la Smart, il dolby 5.1 ed alzate il volume su Il capo dei capi. Decidete di fare una rapina a Via Luca Giordano, decidete di farvi una macchina a via Cilea, decidete di farvi un SH da sotto una ragazza a Piazza Arenella. Abitate a San Giovanni a Teduccio, a Via Stadera, a Materdei, al Rione De Gasperi, alla Gescal, all’Inacasa, alla centosessantasette. Andate in pellegrinaggio alla Madonna dell’arco, camminate con uno stendardo con le banconote appese, pregate Padre Pio prima di fare un omicidio. Chi sono questi ai semafori con la faccia marrone, perché non se ne tornano a casa. Voi non andate da loro a lavargli i vetri. Chiedete i soldi ai commercianti del vostro quartiere per le luminarie, i tappeti, le stelle di natale, per le famiglie dei carcerati, per quelli del sistema, per la Madonna, per i tossici, dite che vi manda Antonio o’Russ, Gennar o’Criminal, Pasquale Bum Bum. Fatevi i cazzi vostri, non guardate la gente per strada, non fermatevi se vedete uno per terra, guardatevi da chi vi cammina dietro, guardatevi l’orologio, il cellulare, la borsa, la macchina, gli occhiali, vi fate fare uno squillo quando le vostre ragazze rientrano in casa perché state in pensiero. Comprate un orologio rubato, un cellulare rubato, una borsa rubata, un portatile rubato. Si sono fatti un camion di Nike, un camion di macchine fotografiche, un camion di occhiali da sole. Per strada ci sono i rifiuti di tre settimane. Ci sono più topi che mosche. Da stamattina l’elicottero della polizia sta sopra il bronx di San Giovanni che cazzo vogliono questi. Finti invalidi, finti impiegati del gas, finti carabinieri al posto di blocco, borse finte, film pezzotti, sigarette di contrabbando, Barbie pezzotte. Ti aspetto fuori dalla discoteca, fuori dalla scuola, fuori dallo stadio. Andate a molestare i ricchioni a Gianturco, le nere sotto il ponte dello scasso, le polacche fuori la Mercedes. Vostro padre se ne’è andato con una polacca che stava alla ferrovia se la incontrate la uccidete.
La
direzione declina eventuali responsabilità sulla trasmissione di forme di
sifilide poco conosciute contratte durante copule consumate, anche se
onestamente pagate, nell' hotel Messico.
***
Mi
chiamo
Gianni Solla, 31 anni. Zoppico per finta quando attraverso la
strada bloccando il traffico. Lo faccio solo per provocare il senso di
colpa cosmico nelle persone. Raccolgo i punti del latte e i punti della
benzina. Spero di vincere il borsone entro Ottobre. Ho studiato la
chitarra elettrica per dieci anni ma ho sempre avuto problemi con il mi
bemolle. Per suonare una canzone devo accertarmi che dentro non ci sia il
mi bemolle. Anche il fa minore mi ha sempre dato problemi. Abito a Napoli
in un quartiere più pericoloso della striscia di Gaza. Da piccolo le
maestre dicevano che ero un bambino precoce mentre mio padre diceva che
ero mezzo scemo. La partita è ancora aperta.
* Non lo so se
il sito si vede bene a 800x600 o ad altre risoluzioni perchè non capisco
niente di grafica, però vi dico che a casa mia e anche da Gerry si vede
bene, quindi se non vedete bene il sito avete un problema. Se ci tenete a
sapere cosa c'è scritto comunque potete sempre chiamarmi al cellulare e vi
leggo tutto che tanto ho l'autoricarica. Tutto quello che trovate scritto è
mio quindi non fate i figli di di
puttana perchè vi rigo la macchina. La cornice attorno al titolo l'ho presa
da Rolling Stone ma tanto quelli sono rock&roll e non s'incazzano.