Hotel Messico il sito con i denti gialli
 

                           

                               [ Tutto questo non era necessario ]

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Poesia del citofono

Poesia del citofono
[Cellophane]



Ieri ho letto una poesia d’amore
leggendo i cognomi sui citofoni del tuo condominio
per esempio il signor Desiderio e la famiglia Incatenato
la signora d’Amore
e poi quel tale che si chiama Passionale
e dico
ma questa è la nostra storia
e tu l’hai scritta per me
sui citofoni del condominio
retroilluminati di notte

poi sull’ultima riga dei citofoni
si legge di quell’infame che si chiama Scannapiecoro
e di quel Toro
e quando ti ho detto scendi stronza
tu hai fatto finta di non saperne nulla
mentre io diventavo lo zimbello di tutto il tuo condominio.

  ^   - martedì 25/09/2007 ore 14.04.13
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Tavola degli elementi per il periodo 2007-2008

Tavola degli elementi per il periodo 2007-2008
[Cellophane]

endemol
kellogs
preparazione h
eroina
discount
samsung
colonie di insetti
ceres
airbag
iraq
megapixel
camorra
jimi hendrix
dalì
silicone
smart
luciano bianciardi
big mac menù
l'oreal
sweeper catturapolvere
raccolta punti
coca-zero
silicon-valley
tavolino lack
oust
dentifricio
ipod nano
microsoft
cerotti alla nicotina
condizionatore classe a
paris hilton
tom tom
afterhours
apple
shreek
godfellas
cane lupo
zoo
cnn
martini
lele mora
erg
diossina
sms
cani a pelo corto
sacchetti per il vomito
alcover
mattel
anoressia
autogrill
dual core
nike
denti del giudizio
a4
contenitori per organi
body building
terrone
stock option
colonie di insetti
dvx
lacrime artificiali
blu tooth
nokia
multicentrum
4 sperone-vittoria
silicio
mms
cristo
kamikaze
lattex
colgate
playstation
diversamente abili
canadair
ernia iatale
scatola nera
omar ed erika
viaggi low-cost
wi-fi
racket
piastrine per le zanzare
msn
sadomaso
dvd-rw
napoli
google earth
villaggi all inclusive
disturbi del sonno
mp3
regole d'ingaggio
insulina
batterie ricaricabili
assemblea di condominio
lucida labbra
peep show
ipocalorico
autovelox
gemelle cappa
lista di attesa trapianti
d&g
red bull
neomelodici
desflurane
bitlord
second life
freepress
sangue di san gennaro
conto arancio
esercizi per perdere la memoria
cartucce ricaribalili
ahmadinejad
polonio 210
codice a barre
bondage
starbucks
grazie per l'add
godot
platone

  ^   - venerdì 21/09/2007 ore 12.15.31
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5

#5
[Cellophane]


Ti aspetto qui,
al distributore della Shell proprio all’ingresso dell’autostrada di luci arancioni e di fari rossi
una cosa di una mezz’ora
sotto le unghie i segni della colluttazione con l’aspiratore di banconote
per via di quella dieci che proprio non era idonea,
c’ho il telefono scarico
per dirti che faccio tardi
a decidermi
che tardo
che è meglio se ti avvii
magari a passo lento
che poi faccio lo scatto di lingua
come la rana e la libellula
e ti avvolgo tra le piaghe della lingua
ma non adesso
che sono bloccato al distributore
spaventato dal prezzo della benzina
mentre sento il flusso scorrere e l’odore della benzina depiombizzata,
al costo di 1.339
e penso che tra poco non potrò più permettermi la benzina
e mi toccherà di camminare a piedi,
con le cose nelle buste di plastica e le tasche piene di sigarette e di accendini arancioni.

  ^   - venerdì 14/09/2007 ore 12.11.52
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#2

#2 [Cellophane]



Volevo scriverti un messaggio col telefono dell'ipercoop che mi dicesti di comprare caso mai ti sentivi male di notte e dovevi chiamarmi d’urgenza, d’emergenza, d’emorragia di lacrime e di sigarette e di filo interdentale e di kebab (tre euro e cinquanta, senza cipolla, molto tzatziki)

e adesso io che ho superato piazza Bellini, sulla salita ho lasciato dietro una vecchia trainante un carrello della spesa ipertrofico di buste di latte metaforico di cibazione priva di canini e molari, tutta lingua e palato, e ho visto un paio di ricchioni seduti che parlavano di fenomeni atmosferici del nord, lontani galassie piovose che tanto noi a Napoli ce ne passa per il cazzo e certe femmine con le tute e le suole legnose sul pavimento sconnesso disconnesso si spostano nervose con il fiato di marlboro rosse,
e vini economici,
e adesso che sto provando a usare le parole in forma comprensibile per un software telefonico per farmi apprezzare come mi era riuscito con certi giornali,
mi viene in mente che non ho mai avuto un telefilm preferito nè una marca preferita di cereali, ma solo incroci, curve, semafori, cartelloni della pubblicità in una mia personale geometria euclidea di delimitati contorni, angoli di vie, buche, paletti

e la paura che non si alza il cazzo e la morte che comincia proprio in mezzo alle mie cosce, la morte precisa geografica satellitare che si annida nel mio canaletto urinario e che comincia da là a mangiarsi il mondo, mantide sdentata, sposa bulimica ipocondriaca bipolare narcolessica liquirizia

affondo la faccia nei lavori per una metropolitana che collega debiti e suicidi di una città piena degli uni ma poco degli altri, e decido di penetrarti con le parole, di ingravidarti con soluzioni grammaticali piene di sperma e fare il giochetto del filo molle che resta teso in mezzo alle due falangi

conto i cani e i piccioni di proprietà del comune come loro contano noi di proprietà dell’azienda della metropolitana che non vede l’ora di sganciarci nel retto caldo di terreno di scale mobili e corrimano, ascensori, nelle fondamenta umide della fica suburbana. Mi siedo da una parte e ti scrivo.

  ^   - mercoledì 05/09/2007 ore 16.42.51
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Femmina siderurgica

#3


Femmina siderurgica con il cuore di ferro,
t’attacco e m’attacco a te,
come calamita a porta di frigorifero.

  ^   - venerdì 31/08/2007 ore 16.48.46
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Piastrinica

Piastrinica

Per dissipare i veleni blu elettroprodotti di piastrine zanzarifughe, durante la notte lasciai puntato sul mio fianco sinistro, quello notoriamente più debole, un ventilatore a velocità tre. Il ventilatore si attenne alle istruzioni, schifoso robot, e ventilò mulinico e perseverante fino alla completa anestesia di circuiti vascolari toracici d’una certa importanza. Raggiunsi il corridoio con difficoltà, durante le prime ore della mattina, impattando contro le sedie che inspiegabilmente, durante la notte avevano lasciato la docile posizione subtavolinica e si opposero con orgoglio tra la mia persona e il frigorifero e tra la mia persona e il bagno. Ingaggiai un combattimento con la sedia uno dal quale ne uscii sconfitto e riportai diverse ferite ai meccanismi locomotori inferiori. In particolare, risultarono compromessi i delicati ingranaggi interni del ginocchio sinistro. Ritornato nella mia stanza, lessi le istruzioni e cosparsi di Lasonil le ferite. Giurai di vendicarmi con la sedia uno il mattino seguente. Scrivo queste righe adesso, mentre torno dallo sfasciacarrozze, con uno strano sapore sotto la lingua e strisce di luce sulla retina.

  ^   - sabato 25/08/2007 ore 13.00.38
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eXpressioni 2007

Sabato sono stato alla conferenza stampa di eXpressioni 2007. Eravamo io, Mariasilvia Patalano, Gennaro de Siano, Alessandra Amitrano, Giusy Viscardi e certi altri più politici. Eravamo a Villa Arbusto, Ischia, un posto lontano mille chilometri da Napoli, ma raggiungibile in un’ora e mezza di traghetto proprio dal porto di Napoli. Poi io e Peppe di Massa, e anche un poco Alessandra, abbiamo fatto fuori una bottiglia di vino che un incauto cameriere ha mollato dalle nostre parti. I blog che hanno messo a disposizione i loro contenuti per l'edizione di quest''anno sono Cane rabbioso, Guido Catalano, Broken Barbie, Diario di periferia e il progetto Pinokkio. Presto saranno on line i loro contributi audio. La manifestazione invece si terrà il 25 Agosto ad Ischia, a Villa Arbusto, se siete in zona è d''obbligo esserci e nel frattempo guardatevi lo splendido sito ufficiale di eXpressioni con i blog che hanno partecipato lo scorso anno.

  ^   - venerdì 24/08/2007 ore 10.41.55
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Chiwawa morto

Chiwawa morto
[La vita dopo i call center]

La seconda cosa di cui hai bisogno è il telecomando di quella merda di aria condizionata. La prima è nella striscia di carta argentata.
Sei all’aeroporto di Capodichino. L’aria condizionata è a soli 24 gradi. Hai la schiena sudata. Nella tasca destra hai una striscia di carta argentata con mezzo grammo di eroina. E’ martedì. Il lineolum è pulito, sembra lavato da poco. Si sente ancora l’odore di disinfettante. Prosegui fino al monitor degli arrivi. Il volo JMA3274 Lufthansa da Monaco è in orario. Raggiungi il check-in della Lufthansa, vuoi sapere se c’è frenesia tra le hostess. Questo potrebbe significare che uno dei loro aerei non è atterrato.
Che un loro aereo ha perso in volo l’ala destra.
Che il capitano ha avuto un collasso e che adesso ha gli occhi girati.
Invece la Lufthansa sta imbarcando per Berlino. Questo significa che è tutto ok. Hai un po’ di tachicardia. Sei tra gli ottanta e i novanta battiti per minuto. Il flusso di sangue che gira nelle tue arterie è pari a quello di una mucca di centotrenta chili due giorni prima della macellazione. Sei nervoso per via del cane. Ne hai visto uno al guinzaglio di un poliziotto fuori al parcheggio, vicino alla sbarra. Hai preso delle precauzioni comunque. Hai cosparso la parte esterna della striscia di carta argentata con dell’acido per la ceramica, quello che utilizza tua madre per pulire il lavandino. Solo cha tua madre nel tubo del lavandino non nasconde dell’eroina. Lei della storia dei cani non ne sa niente. Hai preso venti milligrammi di Molteni. Dovresti scalare. Invece aumenti. Adesso non lo tieni più nella bottiglina del collutorio. Da quando tua madre ha avuto quell’infiammazione alla gengiva e faceva due sciacqui al giorno. Poi in cucina fumava tutto il pacchetto di Merit di tuo padre oppure restava immobilizzata mentre versava l’ammorbidente nella lavatrice. La voce dall’altoparlante di una ragazza con un contratto che scade tra due settimane dice che il volo JMA3272 proveniente da Monaco è appena atterrato. La voce dice di appoggiare l’orecchio sul pavimento e di sentire il carrello scorrere sull’asfalto della pista e di prendere nota dello spostamento dell’asse terrestre. Naturalmente le ultime due cose le hai ascoltate solo tu. Ti affacci dalla vetrata e controlli che effettivamente l’aereo si atterrato. La fusoliera ti ricorda la striscia di carta argentata che hai nella tasca destra. Ti appoggi sulla scala mobile e vai agli arrivi. C’è una porta che si apre con la fotocellula. Le persone escono in un gruppo compatto. I primi sono quelli che hanno solo il bagaglio a mano e stanno tutti parlando al cellulare. Finalmente la vedi. Lei conosce la tua immagine su msn ma non ti riconoscerebbe. Trascina un trolley della Carpisa. Lo trascina come si trascinerebbe il corpo di un chiwawa morto. Le ruote sono bloccate e il contatto con il lineolum produce un suono sordo. Ingaggia un duello contro la forza di gravità. Il trolley non ha le chiusure di sicurezza né la chiusura con il codice. E’ una che spera che il personale addetto ai bagagli degli aeroporti le apra la valigia e si masturbi sulla sua biancheria intima. C’è un uomo che l’aspetta. E’ molto più grande di lei. L’uomo le prende il trolley, lei gli passa il chiwawa morto. Chiaramente lei non è quello che dice di essere. Adesso torni verso i check-in. Là c’è l’ingresso di un bagno sotterraneo poco frequentato. Entri in una cabina e fai scattare la chiusura. Prendi la striscia di carta argentata e l’appoggi sul portarotolo. Arrotoli una banconota e spingi attraverso la narice parte del contenuto della carta argentata. Brucia in gola, trattieni il vomito. Ti ricordi che hai visto tua madre sniffare dalla boccetta dello smalto oppure respirare il Vernel, il Cillit Bang, le piastrine per le zanzare riscaldate nel fornellino, l’acetone, il Dixan, l’Anitra WC, l’idraulico liquido. Respira i prodotti, si stordisce, piange, fuma le sigarette di tuo padre, pulisce le superfici, si dimentica quando le vengono le mestruazioni, sparge nuovamente i prodotti sulle superfici per la seconda passata, vomita, ripulisce, respira ancora, compra di nuovo i prodotti, non ne può più fare a meno. E questo le aziende produttrici lo sanno. Adesso esci da quello stronzissimo bagno sotterraneo con i neon troppo bianchi. Le tue pupille sono strette abbastanza da non farci passare nemmeno uno spillo. Esci dall’aeroporto. Ti dirigi verso la fermata del mini autobus quattordici che t porta alla stazione. Il sole è forte, l’escursione termica sarà di almeno dieci gradi, ma tu non la senti. Mentre attraversi il parcheggio vedi la ragazza con l’uomo che stanno infilando il chiwawa nel portabagagli. Allora ti avvicini. Lei non ti riconosce. Però ha quella sensazione impalpabile di averti visto. Fino a quando non cacci il coltello che hai nella tasca posteriore. Allora vanno in panico. Ti danno i soldi, i cellulari. Gli fai segno che vuoi il chiwawa dal portabagagli. Te lo danno. Poi le metti la lama del coltello in mezzo alle cosce e gliela premi contro la fica.
- Sono venuto a prenderti -. Forse lei capisce. Allora vedi la macchia arancione dell’autobus scorrere sulla tua retina. Corri con il chiwawa morto verso la fermata. Con uno sbuffo pneumatico le porte si aprono e ti introduci nel microambiente in direzione Piazza Garibaldi.

  ^   - martedì 31/07/2007 ore 11.13.28
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Ventilatore

#1 Ventilatore
[cellophane]



Cuore mio
scrivo questi pochi appunti prima di farmi una sega
adesso che sono tornato a casa
nel caldo di placenta di San Giovanni a Teduccio
all’interno 21 della scala c
respirando a polmoni divaricati
lungo la strada che sa di piscio di cane e di fiato di poveri.

Guido su questo schifo di strada
lasciandomi superare dalle api piaggio e da un furgone rosso pieno di terreno
e certi tossici vestiti per bene
col cappello della nike
camminano a ridosso della linea bianca laterale sulla tangenziale
scansando i cani che invece la linea bianca non l’hanno tenuta presente.

Il programma radiofonico a diffusione nazionale
che adesso ascolto
spiega certe cose di oroscopi e congiunzioni astrali da non sottovalutare
e forse è proprio per questo
che adesso io
guido alle sette e venti del mattino
tornando a casa
nella direzione contraria al resto della gente.

In questo appartamento vuoto
arredato solo di un ventilatore di media grandezza
mi conto le dita dei piedi
e sogno un condizionatore d’aria
e uno spazzolino nuovo
e di nuovo la casa piena di assorbenti interni
come appena due settimane fa
che aspettavo seduto vicino al citofono
la scarica degli elettroni lungo il filo
e io che dicevo chi è e tu che dicevi io.

Prenderò un aulin per dimenticarmi di questa merda di mattina
di capelli che cadono nel lavandino e di occhiaie
di dentifricio solidificato nel tubetto
e di magliette sudate e di piedi incompleti
di soli cinque dita
cadauno
che non garantiscono più equilibrio.

  ^   - lunedì 23/07/2007 ore 18.05.44
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De Gasperi express

De Gasperi Express
[La vita dopo i call center]

Il mio indirizzo è più lungo del codice genetico di una lucertola. Lotto Zero, terzo edificio, scala H, Ponticelli, Napoli. Ho ancora venti minuti. Non sono tanti. No. Entro nell'autobus. E' una navetta. Il mio sudore ha un grado di acidità capace di sciogliere i vestiti che indosso. La navetta si muove agilmente tra le costruzioni del Lotto Zero. Sembra la sonda di un apparecchio per la rettoscopia nel tratto finale dell'intestino. Oltre a me ci sono altri tossici. Ci reggiamo male, siamo barcollanti, abbiamo gli occhi tutti bianchi. Uno sta già collassando. Che Cristo, grida l'autista, chiama la polizia col Nokia, ma tanto non vengono mai. Continua a guidare. In tasca ho il lettore mp3 Samsung di mio fratello. Sul display scorre il titolo di una canzone di Nick Cave. Appoggio la testa sul vetro e le vibrazioni della lastra si propagano tra il cerume ammassato sul fondo del mio padiglione auricolare. Lungo la strada ci sono dei frigoriferi abbandonati. Certi cani ci dormono dentro. Alla seconda fermata del Lotto Zero sale una vecchia. Tutti quanti i passeggeri cominciano a fissare la borsetta della vecchia. L'autista le dice di scendere, di farsi accompagnare da qualcuno. Certi tossici protestano. La navetta riparte, si muove lenta. Nelle condizioni in cui mi trovo non sono capace di calcolare lunghezze come la distanza e la velocità, ma quanto è vero Iddio, si muove troppo lenta. Lo faccio presente all’autista. Tira il freno a mano e la navetta rincula. Tutti i passeggeri, tranne me, cadono per terra. Io mi reggo ad un tubo agganciato al soffitto. L'autista dice che se non gli avesse fatto schifo toccarmi mi avrebbe sbattuto la testa contro l'obliteratrice. Poi ritorna a guidare. Adesso è nervoso, lo sento da come ingrana la seconda e dalla cura che impiega per colpire tutte le buche e le imperfezioni dell'asfalto. Siamo tutti diretti al rione de Gasperi. Alla terza fermata ne salgono altri due tossico, poi altri tre. Adesso non ci sono più posti a sedere. Uno si sta già sbottonando le maniche della camicia, un altro testa l'accendino. Intanto siamo ancora sospesi su questa strada che chiamano la strada nuova. E' una striscia di cemento che unisce due punti del nulla. Ci stanno anche costruendo un ospedale. La navetta imbocca un tratto di via Argine e poi vira verso il corso di Ponticelli. Si vedono le palazzine del rione. E' sopra il livello della strada e ricorda un bunker anti atomico coi pidocchi nelle pareti. La navetta apre le porte. Usciamo tutti. Una moto con due uomini a bordo ci segue a distanza ravvicinata. Non vogliono casini qua dentro. E' il nostro comitato di accoglienza del villaggio turistico. Fanno in modo di tenere il gruppo compatto, non gli piace che ci muoviamo ognuno per fatti suoi. Giù alle scale c'è uno che ci conta. Ne siamo quattordici in tutto. Dice di aspettare un minuto, infine saliamo. Sopra hanno già preparato le palline. Si taglia un lembo di una busta di plastica a forma di circonferenza. Si mette la roba dentro e poi si riscaldano i bordi con la fiamma di un accendino e si richiude. Alla fine diventa una pallina compatta. Mi avvicino e consegno all’uomo che mi è davanti il lettore mp3 Samsung. Lo guarda e mi da due palline. Gli ho già consegnato una Playstation, una radio Toshiba, una macchina fotografica Canon Powershot, due orologi, un paio di occhiali Dolce e Gabbana. Adesso scendo le scale. Quelli con la motocicletta sono ancora sotto, mi dicono di andarmene subito. Sono là per evitare che qualcuno si faccia nell'ascensore o nei garage perché poi per portarti fuori è un casino. Tutti i tossici si dirigono in gruppo compatto verso l'interstizio urbano che c'è tra il rione de Gasperi e il parco Europa, è un terreno abbandonato con un pilastro di cemento al centro. Io invece ritorno alla fermata della navetta. Prendo quella che va nella direzione opposta. Ripercorro nuovamente la stessa strada, ma nel senso opposto. Cani nei frigoriferi, vecchie che camminano a piedi, navette piene di tossici nella direzione contraria. Lotto Zero, terzo edificio, scala H, Ponticelli, Napoli. Casa mia. Infilo le chiavi. Mio fratello Matteo è sudato, trema, ha freddo, ha vomitato sulle lenzuola. Gli passo la sua pallina.
- Sorellina, finalmente - mi dice.

racconto comparso su Il Roma, del 17/07/07

  ^   - martedì 17/07/2007 ore 7.23.38
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precipitandosivola
quarky
rillo
santa precaria
senza patria editore
smoking permitted
squonk
vanni santoni
viss
webgol
zoro
 

La direzione declina eventuali responsabilità sulla trasmissione di forme di sifilide poco conosciute contratte durante copule consumate, anche se onestamente pagate, nell' hotel Messico.

***

Mi chiamo Gianni Solla, 31 anni. Zoppico per finta quando attraverso la strada bloccando il traffico. Lo faccio solo per provocare il senso di colpa cosmico nelle persone. Raccolgo i punti del latte e i punti della benzina. Spero di vincere il borsone entro Ottobre. Ho studiato la chitarra elettrica per dieci anni ma ho sempre avuto problemi con il mi bemolle. Per suonare una canzone devo accertarmi che dentro non ci sia il mi bemolle. Anche il fa minore mi ha sempre dato problemi. Abito a Napoli in un quartiere più pericoloso della striscia di Gaza. Da piccolo le maestre dicevano che ero un bambino precoce mentre mio padre diceva che ero mezzo scemo. La partita è ancora aperta.

* Non lo so se il sito si vede bene a 800x600 o ad altre risoluzioni perchè non capisco niente di grafica, però vi dico che a casa mia e anche da Gerry si vede bene, quindi se non vedete bene il sito avete un problema. Se ci tenete a sapere cosa c'è scritto comunque potete sempre chiamarmi al cellulare e vi leggo tutto che tanto ho l'autoricarica. Tutto quello che trovate scritto è mio quindi non fate i figli di di puttana perchè vi rigo la macchina. La cornice attorno al titolo l'ho presa da Rolling Stone ma tanto quelli sono rock&roll e non s'incazzano.