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#5
[Cellophane]

Ti aspetto qui,
al distributore della Shell proprio all’ingresso dell’autostrada di luci arancioni e di fari rossi
una cosa di una mezz’ora
sotto le unghie i segni della colluttazione con l’aspiratore di banconote
per via di quella dieci che proprio non era idonea,
c’ho il telefono scarico
per dirti che faccio tardi
a decidermi
che tardo
che è meglio se ti avvii
magari a passo lento
che poi faccio lo scatto di lingua
come la rana e la libellula
e ti avvolgo tra le piaghe della lingua
ma non adesso
che sono bloccato al distributore
spaventato dal prezzo della benzina
mentre sento il flusso scorrere e l’odore della benzina depiombizzata,
al costo di 1.339
e penso che tra poco non potrò più permettermi la benzina
e mi toccherà di camminare a piedi,
con le cose nelle buste di plastica
e le tasche piene di sigarette e di accendini arancioni.
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venerdì 14/09/2007 ore 12.11.52
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#2
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#2
[Cellophane]
Volevo scriverti un messaggio col telefono dell'ipercoop che mi dicesti di comprare
caso mai ti sentivi male di notte
e dovevi chiamarmi d’urgenza, d’emergenza, d’emorragia di lacrime e di sigarette
e di filo interdentale e di kebab
(tre euro e cinquanta, senza cipolla, molto tzatziki)
e adesso io che ho superato piazza Bellini,
sulla salita ho lasciato dietro una vecchia trainante un carrello della spesa ipertrofico di buste di latte metaforico di cibazione priva di canini e molari, tutta lingua e palato,
e ho visto un paio di ricchioni seduti che parlavano di fenomeni atmosferici del nord, lontani galassie piovose che tanto noi a Napoli ce ne passa per il cazzo e certe femmine con le tute e le suole legnose sul pavimento sconnesso disconnesso si spostano nervose
con il fiato di marlboro rosse,
e vini economici,
e adesso che sto provando a usare le parole in forma comprensibile per un software telefonico per farmi apprezzare come mi era riuscito con certi giornali,
mi viene in mente che non ho mai avuto un telefilm preferito nè una marca preferita di cereali, ma solo incroci, curve, semafori, cartelloni della pubblicità in una mia personale geometria euclidea di delimitati contorni, angoli di vie, buche, paletti
e la paura che non si alza il cazzo e la morte che comincia proprio in mezzo alle mie cosce, la morte precisa geografica satellitare che si annida nel mio canaletto urinario e che comincia da là a mangiarsi il mondo, mantide sdentata,
sposa bulimica ipocondriaca bipolare narcolessica liquirizia
affondo la faccia nei lavori per una metropolitana che collega debiti e suicidi di una città piena degli uni ma poco degli altri, e decido di penetrarti con le parole, di ingravidarti con soluzioni grammaticali piene di sperma e fare il giochetto del filo molle che resta teso in mezzo alle due falangi
conto i cani e i piccioni di proprietà del comune come loro contano noi di proprietà dell’azienda della metropolitana che non vede l’ora di sganciarci nel retto caldo di terreno di scale mobili e corrimano, ascensori, nelle fondamenta umide della fica suburbana.
Mi siedo da una parte e ti scrivo. |
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mercoledì 05/09/2007 ore 16.42.51
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Femmina siderurgica
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#3
Femmina siderurgica con il cuore di ferro,
t’attacco e m’attacco a te,
come calamita a porta di frigorifero.
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venerdì 31/08/2007 ore 16.48.46
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Piastrinica
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Piastrinica
Per dissipare i veleni blu elettroprodotti di piastrine zanzarifughe, durante la notte lasciai puntato sul mio fianco sinistro, quello notoriamente più debole, un ventilatore a velocità tre. Il ventilatore si attenne alle istruzioni, schifoso robot, e ventilò mulinico e perseverante fino alla completa anestesia di circuiti vascolari toracici d’una certa importanza. Raggiunsi il corridoio con difficoltà, durante le prime ore della mattina, impattando contro le sedie che inspiegabilmente, durante la notte avevano lasciato la docile posizione subtavolinica e si opposero con orgoglio tra la mia persona e il frigorifero e tra la mia persona e il bagno. Ingaggiai un combattimento con la sedia uno dal quale ne uscii sconfitto e riportai diverse ferite ai meccanismi locomotori inferiori. In particolare, risultarono compromessi i delicati ingranaggi interni del ginocchio sinistro. Ritornato nella mia stanza, lessi le istruzioni e cosparsi di Lasonil le ferite. Giurai di vendicarmi con la sedia uno il mattino seguente. Scrivo queste righe adesso, mentre torno dallo sfasciacarrozze, con uno strano sapore sotto la lingua e strisce di luce sulla retina.
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sabato 25/08/2007 ore 13.00.38
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eXpressioni 2007
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Sabato sono
stato alla conferenza stampa di
eXpressioni 2007. Eravamo io,
Mariasilvia Patalano, Gennaro de Siano, Alessandra Amitrano, Giusy Viscardi e certi altri più politici. Eravamo a Villa Arbusto, Ischia, un posto lontano mille chilometri da Napoli, ma raggiungibile in un’ora e mezza di traghetto proprio dal porto di Napoli. Poi io e Peppe di Massa, e anche un poco Alessandra, abbiamo fatto fuori una bottiglia di vino che un incauto cameriere ha mollato dalle nostre parti. I blog che hanno messo a disposizione i loro contenuti per l'edizione di quest''anno sono
Cane rabbioso,
Guido Catalano,
Broken Barbie,
Diario di periferia e il progetto
Pinokkio. Presto saranno on line i loro contributi audio. La manifestazione invece si terrà il 25 Agosto ad Ischia, a Villa Arbusto, se siete in zona è d''obbligo esserci e nel frattempo guardatevi lo splendido sito ufficiale di eXpressioni con i blog che hanno partecipato lo scorso anno. |
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venerdì 24/08/2007 ore 10.41.55
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Chiwawa morto
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Chiwawa morto
[La vita dopo i call center]
La seconda cosa di cui hai bisogno è il telecomando di quella merda di aria condizionata. La prima è nella striscia di carta argentata.
Sei all’aeroporto di Capodichino. L’aria condizionata è a soli 24 gradi. Hai la schiena sudata. Nella tasca destra hai una striscia di carta argentata con mezzo grammo di eroina. E’ martedì. Il lineolum è pulito, sembra lavato da poco. Si sente ancora l’odore di disinfettante. Prosegui fino al monitor degli arrivi. Il volo JMA3274 Lufthansa da Monaco è in orario. Raggiungi il check-in della Lufthansa, vuoi sapere se c’è frenesia tra le hostess.
Questo potrebbe significare che uno dei loro aerei non è atterrato.
Che un loro aereo ha perso in volo l’ala destra.
Che il capitano ha avuto un collasso e che adesso ha gli occhi girati.
Invece la Lufthansa sta imbarcando per Berlino. Questo significa che è tutto ok.
Hai un po’ di tachicardia. Sei tra gli ottanta e i novanta battiti per minuto. Il flusso di sangue che gira nelle tue arterie è pari a quello di una mucca di centotrenta chili due giorni prima della macellazione. Sei nervoso per via del cane. Ne hai visto uno al guinzaglio di un poliziotto fuori al parcheggio, vicino alla sbarra. Hai preso delle precauzioni comunque. Hai cosparso la parte esterna della striscia di carta argentata con dell’acido per la ceramica, quello che utilizza tua madre per pulire il lavandino. Solo cha tua madre nel tubo del lavandino non nasconde dell’eroina. Lei della storia dei cani non ne sa niente. Hai preso venti milligrammi di Molteni. Dovresti scalare. Invece aumenti. Adesso non lo tieni più nella bottiglina del collutorio. Da quando tua madre ha avuto quell’infiammazione alla gengiva e faceva due sciacqui al giorno. Poi in cucina fumava tutto il pacchetto di Merit di tuo padre oppure restava immobilizzata mentre versava l’ammorbidente nella lavatrice. La voce dall’altoparlante di una ragazza con un contratto che scade tra due settimane dice che il volo JMA3272 proveniente da Monaco è appena atterrato. La voce dice di appoggiare l’orecchio sul pavimento e di sentire il carrello scorrere sull’asfalto della pista e di prendere nota dello spostamento dell’asse terrestre. Naturalmente le ultime due cose le hai ascoltate solo tu. Ti affacci dalla vetrata e controlli che effettivamente l’aereo si atterrato. La fusoliera ti ricorda la striscia di carta argentata che hai nella tasca destra. Ti appoggi sulla scala mobile e vai agli arrivi. C’è una porta che si apre con la fotocellula. Le persone escono in un gruppo compatto. I primi sono quelli che hanno solo il bagaglio a mano e stanno tutti parlando al cellulare. Finalmente la vedi. Lei conosce la tua immagine su msn ma non ti riconoscerebbe. Trascina un trolley della Carpisa. Lo trascina come si trascinerebbe il corpo di un chiwawa morto. Le ruote sono bloccate e il contatto con il lineolum produce un suono sordo. Ingaggia un duello contro la forza di gravità. Il trolley non ha le chiusure di sicurezza né la chiusura con il codice. E’ una che spera che il personale addetto ai bagagli degli aeroporti le apra la valigia e si masturbi sulla sua biancheria intima. C’è un uomo che l’aspetta. E’ molto più grande di lei. L’uomo le prende il trolley, lei gli passa il chiwawa morto. Chiaramente lei non è quello che dice di essere.
Adesso torni verso i check-in. Là c’è l’ingresso di un bagno sotterraneo poco frequentato. Entri in una cabina e fai scattare la chiusura. Prendi la striscia di carta argentata e l’appoggi sul portarotolo. Arrotoli una banconota e spingi attraverso la narice parte del contenuto della carta argentata. Brucia in gola, trattieni il vomito. Ti ricordi che hai visto tua madre sniffare dalla boccetta dello smalto oppure respirare il Vernel, il Cillit Bang, le piastrine per le zanzare riscaldate nel fornellino, l’acetone, il Dixan, l’Anitra WC, l’idraulico liquido. Respira i prodotti, si stordisce, piange, fuma le sigarette di tuo padre, pulisce le superfici, si dimentica quando le vengono le mestruazioni, sparge nuovamente i prodotti sulle superfici per la seconda passata, vomita, ripulisce, respira ancora, compra di nuovo i prodotti, non ne può più fare a meno. E questo le aziende produttrici lo sanno.
Adesso esci da quello stronzissimo bagno sotterraneo con i neon troppo bianchi. Le tue pupille sono strette abbastanza da non farci passare nemmeno uno spillo.
Esci dall’aeroporto. Ti dirigi verso la fermata del mini autobus quattordici che t porta alla stazione. Il sole è forte, l’escursione termica sarà di almeno dieci gradi, ma tu non la senti. Mentre attraversi il parcheggio vedi la ragazza con l’uomo che stanno infilando il chiwawa nel portabagagli. Allora ti avvicini. Lei non ti riconosce. Però ha quella sensazione impalpabile di averti visto. Fino a quando non cacci il coltello che hai nella tasca posteriore. Allora vanno in panico. Ti danno i soldi, i cellulari. Gli fai segno che vuoi il chiwawa dal portabagagli. Te lo danno. Poi le metti la lama del coltello in mezzo alle cosce e gliela premi contro la fica.
- Sono venuto a prenderti -.
Forse lei capisce.
Allora vedi la macchia arancione dell’autobus scorrere sulla tua retina. Corri con il chiwawa morto verso la fermata. Con uno sbuffo pneumatico le porte si aprono e ti introduci nel microambiente in direzione Piazza Garibaldi. |
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martedì 31/07/2007 ore 11.13.28
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Ventilatore
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#1 Ventilatore
[cellophane]

Cuore mio
scrivo questi pochi appunti prima di farmi una sega
adesso che sono tornato a casa
nel caldo di placenta di San Giovanni a Teduccio
all’interno 21 della scala c
respirando a polmoni divaricati
lungo la strada che sa di piscio di cane e di fiato di poveri.
Guido su questo schifo di strada
lasciandomi superare dalle api piaggio e da un furgone rosso pieno di terreno
e certi tossici vestiti per bene
col cappello della nike
camminano a ridosso della linea bianca laterale sulla tangenziale
scansando i cani
che invece la linea bianca non l’hanno tenuta presente.
Il programma radiofonico a diffusione nazionale
che adesso ascolto
spiega certe cose di oroscopi e congiunzioni astrali da non sottovalutare
e forse è proprio per questo
che adesso io
guido alle sette e venti del mattino
tornando a casa
nella direzione contraria al resto della gente.
In questo appartamento vuoto
arredato solo di un ventilatore di media grandezza
mi conto le dita dei piedi
e sogno un condizionatore d’aria
e uno spazzolino nuovo
e di nuovo la casa piena di assorbenti interni
come appena due settimane fa
che aspettavo seduto vicino al citofono
la scarica degli elettroni lungo il filo
e io che dicevo chi è e tu che dicevi io.
Prenderò un aulin per dimenticarmi di questa merda di mattina
di capelli che cadono nel lavandino e di occhiaie
di dentifricio solidificato nel tubetto
e di magliette sudate e di piedi incompleti
di soli cinque dita
cadauno
che non garantiscono più equilibrio.
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lunedì 23/07/2007 ore 18.05.44
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De Gasperi express
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De Gasperi Express
[La vita dopo i call center]
Il mio indirizzo è più lungo del codice genetico di una lucertola. Lotto Zero, terzo edificio, scala H, Ponticelli, Napoli. Ho ancora venti minuti. Non sono tanti. No. Entro nell'autobus. E' una navetta. Il mio sudore ha un grado di acidità capace di sciogliere i vestiti che indosso. La navetta si muove agilmente tra le costruzioni del Lotto Zero. Sembra la sonda di un apparecchio per la rettoscopia nel tratto finale dell'intestino. Oltre a me ci sono altri tossici. Ci reggiamo male, siamo barcollanti, abbiamo gli occhi tutti bianchi. Uno sta già collassando. Che Cristo, grida l'autista, chiama la polizia col Nokia, ma tanto non vengono mai. Continua a guidare. In tasca ho il lettore mp3 Samsung di mio fratello. Sul display scorre il titolo di una canzone di Nick Cave. Appoggio la testa sul vetro e le vibrazioni della lastra si propagano tra il cerume ammassato sul fondo del mio padiglione auricolare. Lungo la strada ci sono dei frigoriferi abbandonati. Certi cani ci dormono dentro. Alla seconda fermata del Lotto Zero sale una vecchia. Tutti quanti i passeggeri cominciano a fissare la borsetta della vecchia. L'autista le dice di scendere, di farsi accompagnare da qualcuno. Certi tossici protestano. La navetta riparte, si muove lenta. Nelle condizioni in cui mi trovo non sono capace di calcolare lunghezze come la distanza e la velocità, ma quanto è vero Iddio, si muove troppo lenta. Lo faccio presente all’autista. Tira il freno a mano e la navetta rincula. Tutti i passeggeri, tranne me, cadono per terra. Io mi reggo ad un tubo agganciato al soffitto. L'autista dice che se non gli avesse fatto schifo toccarmi mi avrebbe sbattuto la testa contro l'obliteratrice. Poi ritorna a guidare. Adesso è nervoso, lo sento da come ingrana la seconda e dalla cura che impiega per colpire tutte le buche e le imperfezioni dell'asfalto. Siamo tutti diretti al rione de Gasperi. Alla terza fermata ne salgono altri due tossico, poi altri tre. Adesso non ci sono più posti a sedere. Uno si sta già sbottonando le maniche della camicia, un altro testa l'accendino. Intanto siamo ancora sospesi su questa strada che chiamano la strada nuova. E' una striscia di cemento che unisce due punti del nulla. Ci stanno anche costruendo un ospedale. La navetta imbocca un tratto di via Argine e poi vira verso il corso di Ponticelli. Si vedono le palazzine del rione. E' sopra il livello della strada e ricorda un bunker anti atomico coi pidocchi nelle pareti. La navetta apre le porte. Usciamo tutti. Una moto con due uomini a bordo ci segue a distanza ravvicinata. Non vogliono casini qua dentro. E' il nostro comitato di accoglienza del villaggio turistico. Fanno in modo di tenere il gruppo compatto, non gli piace che ci muoviamo ognuno per fatti suoi. Giù alle scale c'è uno che ci conta. Ne siamo quattordici in tutto. Dice di aspettare un minuto, infine saliamo. Sopra hanno già preparato le palline. Si taglia un lembo di una busta di plastica a forma di circonferenza. Si mette la roba dentro e poi si riscaldano i bordi con la fiamma di un accendino e si richiude. Alla fine diventa una pallina compatta. Mi avvicino e consegno all’uomo che mi è davanti il lettore mp3 Samsung. Lo guarda e mi da due palline. Gli ho già consegnato una Playstation, una radio Toshiba, una macchina fotografica Canon Powershot, due orologi, un paio di occhiali Dolce e Gabbana. Adesso scendo le scale. Quelli con la motocicletta sono ancora sotto, mi dicono di andarmene subito. Sono là per evitare che qualcuno si faccia nell'ascensore o nei garage perché poi per portarti fuori è un casino. Tutti i tossici si dirigono in gruppo compatto verso l'interstizio urbano che c'è tra il rione de Gasperi e il parco Europa, è un terreno abbandonato con un pilastro di cemento al centro. Io invece ritorno alla fermata della navetta. Prendo quella che va nella direzione opposta. Ripercorro nuovamente la stessa strada, ma nel senso opposto. Cani nei frigoriferi, vecchie che camminano a piedi, navette piene di tossici nella direzione contraria. Lotto Zero, terzo edificio, scala H, Ponticelli, Napoli. Casa mia. Infilo le chiavi. Mio fratello Matteo è sudato, trema, ha freddo, ha vomitato sulle lenzuola. Gli passo la sua pallina.
- Sorellina, finalmente - mi dice.
racconto comparso su Il Roma, del 17/07/07
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martedì 17/07/2007 ore 7.23.38
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Il mio discorso
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Il mio discorso
[La vita dopo i call center]
"Grazie a tutti, questo è il giorno più bello della mia vita. Ancora non ci credo, siete davvero meravigliosi, senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile. Per prima cosa, voglio ringraziare il mio agente Lele, grazie Lele quello che hai fatto per me, non lo dimenticherò mai, è stato lui a mettermi in contatto con la Rgb, insomma diciamola tutta, mi ha raccolto dalla strada. Oddio adesso mi viene da piangere. E poi questo premio è pesantissimo, io pensavo fosse di carta stagnola e proprio adesso non ci credo che stringo questo telegatto che peserà almeno tre chili. Grazie, grazie, siete splendidi. Vi confesso un segreto, ero là, proprio là in mezzo, seduto con le chiappe affondate nel vellutino della poltroncina che diciamola tutta prude come se c’avessi una colonia di pulci su per il culo e stavo a telefono con uno della wind che mi voleva far passare dalla sua parte, e sapevo che non avrei vinto, no. Era impossibile, e allora cercavo di studiarmi una tariffa o di farmi attivare una promozione. Voglio ringraziare a questo punto anche Sandro Veronesi e dirgli di non scoraggiarsi, che il suo è stato un buon libro, certo non è vieni B52, però Sandro devi continuare per la tua strada, e la stessa cosa vale per Niccolò, siete dei ragazzi stupendi, vi voglio bene. Pensavo di non avere chance con voi, o comunque quelle piccole ed esigue possibilità che molto umilmente mi ero dato, me le tenevo strette in fondo al cuore, e invece, quando Alessandro, e ne approfitto per ringraziare anche Alessandro, grazie, mi sei stato sempre vicino, anche prima, dietro le quinte mi ha detto dai non ti preoccupare, grazie Alessandro l’ho apprezzato molto e volevo dirti che stai presentando questo programma alla grande, e vi dicevo, scusate se perdo il filo, ma sono davvero emozionato, ma quando Alessandro ha detto, il libretto che quest’anno vince il telegatto è seppellitemi con l’accappatoio, mi sono proprio cacato addosso. Sono commosso, davvero, queste lacrime calde che mi solcano la faccia ne sono la prova. Grazie a tutti, anche a voi, Lapo e Patrizia che mi siete stati sempre vicino durante la scrittura delle ultime pagine del libretto quando la depressione incalzava e volevo commettere un gesto estremo, grazie a voi amici che mi siete stati sempre accanto. Mi ricorderò sempre della gita che abbiamo fatto ad Erba tutti e tre, dove ci stava quel posto che si mangiava bene e si pagava un cazzo, che solo Patrizia li conosce quei posti là. Questo telegatto lo dedico a voi, a tutti quelli che con il televoto hanno dato a me la loro preferenza ecco, vi dico che avete speso bene i vostri soldi. Voglio rassicurarvi tutti, resterò sempre la stessa persona, il ragazzo della porta accanto, e grazie ancora a tutti i miei amici che vedo seduti tra le prime file, jonathan del grande fratello, Ambra, Solange, vi voglio bene e questo telegatto è anche vostro. Mi ricordo dei giorni a raccogliere i corpi dei gatti morti a san giovanni a teduccio, ai confini del mondo civilizzato, per farne calzini portacellulare e poi adesso a milano due nel progresso e nella civiltà dove tutti i corridoi puzzano di disinfettante. Mi ricordo che mandai una mia fotografia a Lele, chiedendogli di mettermi a ballare in qualche discoteca e lui, una sera, mi scrisse una lettera lunga, intensa, te la ricordi ancora Lele eh? Grazie, sei davvero un amico. Mi scrisse, senti Gianni, io non lo so se posso aiutarti, bisogna guardare in faccia le cose, grazie Lele, duro ma onesto, mi scrisse che ero messo abbastanza male per lavorare con il mio fisico, però secondo lui potevo averci una storia dentro, e mi disse, ti mando uno di quei compiuterini che li devono mandare nello zambia e nel burchina fasu quelli da cento dollari, te ne mando uno io, scrivici una storia e mandamela che vediamo quello che si può fare c’ho certi amici a milano che fanno i libretti. E quel giorno Lele, è stato il più bel giorno della mia vita. Adesso vi lascio, non posso occupare oltre questo palchetto, oltre me ci sono altri geni che vanno meritatamente premiati. Vi abbraccio tutti e ricordate che questo telegatto è anche vostro, questa notte, ogni italiano ha vinto un telegatto". |
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lunedì 11/06/2007 ore 16.30.02
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Anatomica
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Anatomica
[La vita dopo i call center]
Mangio le philadelpie piccole poi richiudo bene la carta argentata e la rimetto nella scatoletta di plastica mia mamma le apre dice che cristo io la seconda volta l'ho picchiata ho detto non ti permettere in questa casa non si può più fare niente. Guardo canale cinque danno cogne e la gente che si ammazza nelle villette. Si ammazzano sempre nelle villette e poi dicono che sono stati gli albanesi. A napoli no invece se si ammazzano in una villetta è stato sempre un altro napoletano. Mai un familiare comunque, solo al nord si ammazzano tra loro a napoli ci tengono alla famiglia ammazzano il familiare di un altro. Dal palazzo dove abitiamo io e mia mamma si sentono i motorini tutto il giorno e il pomeriggio le ragazzine sentono i cantanti nel nokia. Sembra che c'hanno in mano uno specchietto invece è il nokia io invece c'ho il samsung.
Guardo le registrazioni di sanremo duemilaesette. michele hunziker è la miglior valletta di sempre per sanremo. Meglio anche di claudia gerini. Fanno certe scenette lei e pippo baudo sul palco che la gente muore. Ho registrato anche il dopofestival di chiambretti. Ho tutte le edizioni di sanremo la mia canzone preferita e' perdere l'amore.
Stamattina ho tolto la cera che sta attorno al galbanino, ho fatto un taglio preciso con il coltello e l'ho sfilata senza deformarla, poi con l'accendino ho riscaldato i bordi e l'ho riattaccata senza il formaggio dentro e rimessa nel frigorifero mia mamma è andata per prendere il galbanino, che cristo sta succedendo in questa casa e io ho detto che è tutto una merda e che al nord fanno bene che si ammazzano nelle famiglie e che se stavamo in una villetta a noviligure facevo come omar ed erika.
Hanno lasciato un frigorifero vicino il cassonetto dei rifiuti. Sta là da due settimane in mezzo a un milione di sacchetti pieni che nessuno se li prende più. E' venuto gimmi ghione di striscia la notizia e ha fatto vedere in televisione il milione di sacchetti di spazzatura e il frigorifero e quando ha inquadrato il frigorifero si è vista per un momento la serranda del mio balcone e allora mia mamma ha detto la serranda del nostro balcone e io ho detto proprio che adesso aveva scassato che non si poteva sentire neanche più striscia la notizia e ho preso la sedia e l'ho sbattuta nella finestra che è esplosa in un milione di pezzi di vetro e mia mamma poi li ha presi con il folletto.
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venerdì 01/06/2007 ore 3.56.50
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