Hotel Messico - Gianni Solla
 

                           

[ A questo punto ci sono un paio di cose che dovete sapere. La prima è che siete tutti in pericolo. L'altra è chi sono io. In ogni caso, stiamo parlando della stessa cosa.]

 

Protocollo 642

Adesso che mi va tutto storto,
che cado a pezzi,
mentre nessuno mi legge,
prendo il multicentrum e mi sono iscritto in palestra,
faccio gli addominali,
quattro serie da dodici,
mi sono addormentato su una panca (una volta),
guardo gli altri (le loro muscolature ipertrofiche, i pantajazz in lycra, le ritenzioni idriche),
oppure faccio i pesi colorati delle femmine, (un chilo rosa, due chili gialli, assomigliano a caramelle di piombo)
e mentre mangio barrette proteiche,
[faccio una dieta povera di grassi ma ricca di dubbi],
mi dico che non mi sono sbagliato,
gentili colleghi della palestra,
gentile pubblico in tachicardia sui tappeti,
gentili signore del corso di Total Abdominal,
sono uno scrittore e muovo storie.


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Nota senza protocollo

Ho lungamente considerato i pro e i contro e alla fine ho scelto i contro.


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Senza protocollo

“Dietro la sua schiena c’era scritto: carne da consumare preferibilmente in camere d’albergo.”


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Nota con protocollo 855

Sono a casa, in accappatoio, mentre scrivo il romanzo nuovo quando suonano alla porta. È Gesù. Ha appoggiato la croce vicino alla porta dell’ascensore. “Fammi entrare”. Si siede sul divano, “continua”, mi dice indicando il portatile. Io mi siedo al computer e mi rimetto a scrivere. Dopo pochi minuti suonano di nuovo alla porta. Vado ad aprire: è Freud. “Buongiorno”, mi dice, entra e va a mettersi vicino alla libreria, “prego, prego”, mi dice indicandomi il portatile. Io ritorno a scrivere. Sono indeciso su un passaggio quando interviene Freud, “i sensi di colpa non esistono, sono soltanto la proiezione del nostro complesso di Edipo, scrivi quella frase, non avere paura del sesso, scrivi e liberatene”, ma Gesù si alza dal divano, “no, ti sbagli, lui lo sa che se scrive quella porcheria andrà dritto all’inferno, la sua anima lo capisce”. Allora Freud tira fuori una pistola e spara a Gesù. Il corpo finisce capovolto sul tappeto, poi mi punta la pistola alla tempia e dice: “adesso scrivi quella cazzo di frase.”


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Poesia dei film di Natale

Guardo solo film di zombie, dicono la verità, vince chi ci ha più denti, più proiettili, più fiato, tutti i film di zombie sono film sull'Italia, ma a natale fanno Una poltrona per due e Il piccolo lord,  e secondo me anche quelli dovrebbero farli zombie, per i bambini dico, che poi non capiscono subito che aria tira, poi credono a Babbo Natale, Anche quello zombie ci vorrebbe.


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Vendite per corrispondenza #1


Te l’ho detto che sono pazzo,
e che hai vinto l’abbonamento alle mie fissazioni,
ma non devi avere paura perché sono un pazzo buono,
e puoi ancor scegliere di volermi bene,
o chiamare i carabinieri,
prima che lo facciano di nuovo i nostri vicini,

mi fanno male i denti,
e sono giorni strani,
vorrei che tu fossi gentile,
mi puoi portare dei libri di poeti falliti,
che tra falliti ci capiamo meglio,
anche tu poi,
non sei messa meglio di me,
hai sbagliato a fare la spesa al decò e ti sei messa a piangere,
e io non ti ho detto niente,
e siamo stati a guardare la televisione,
e nel pomeriggio,
mi sono addormentato sul divano,
e ho pensato di buttarmi dalla finestra,
e quando ho chiuso gli occhi ho sentito il vento sulla faccia.


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Cuore di cane di cancello


Sono un cane di cancello,
quando abbaio faccio gli occhi rossi,
si alzano le vene del collo,
per il cortile si sente solo il mio cuore nella cassa toracica,
e se avessi denti più forti,
mangerei il ferro delle sbarre che proteggo.

La sera mi fa male la gola,
e quando dormo sogno di mangiarvi gli occhi,
di leccarvi la spina dorsale,
di strapparvi il naso dalla faccia,
ma la notte non devo abbaiare,
mi chiudono nel garage,
dormo sul tappeto,
sento le macchine,
vorrei corrergli dietro,
e abbaiare alla luna.

Ci sta uno che lo schifo,
passa dall’altra parte della strada,
quant’è ver a maronn se si fa più vicino lo uccido,
voglio scavare nella sua pancia coi denti,
io vi schifo a tutti,
ma a questo di più,
è secco, non ci posso pensare,
mi fa uscire pazzo,
deve stare lontano dal cancello,
se passa più vicino sfondo tutto,
me lo mangio mentre piange,
cerco di tenerlo vivo il più possibile,
lo devo uccidere lentamente,
non fa niente che sono un ciwawa alto venti centimetri,
ho un cuore tenebroso e nero per uccidervi tutti quanti.


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La cosa numero uno

La cosa numero uno che nessuno deve venire mai a dirmi: “È solo una partita di pallone”.


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Appunti
[senza protocollo]

Ho l’abitudine di prendere appunti, in genere si tratta di frasi brevi o di parole isolate che una volta ritrovate non significano nulla. “Quando le ho scritte dovevano essere importanti”, penso tra me, come se a scriverle fosse stata una persona diversa da quella che le sta leggendo. Ieri ho ritrovato uno scontrino di Bata con la cifra di 59 euro e mi sono chiesto perché non vendano le cose a 61 oppure a 57 e 30. Se un paio di scarpe mi piace a 59, mi piace anche a sessanta e Bata sta perdendo il mio euro, ma non è questo il punto, dietro lo scontrino c’era una poesia che avrò scritto nel parcheggio o nel traffico ritornando con le scarpe nuove. La poesia era orrenda ma stamattina, rileggendola, ho pensato, se tutti scrivessero una poesia dietro uno scontrino non risolveremo certo il problema della poesia, con i suoi pochi appassionati, ma quello dell’evasione fiscale sì. Chiedete al negoziante di darvi lo scontrino e dite: “non è per il fisco, ma devo scriverci dietro una poesia.”


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Natale a Ferragosto è una raccolta di racconti autoprodotta da Pescepirata. Io ci ho fatto la prefazione ma potete saltarla e andare subito ai racconti.


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Appunti

Ho preso due Multicentrum e riesco ad accendere la televisione con il pensiero.
[basta scrivere sciocchezze]
Stasera sono su Radio Punto Zero per parlare dello Squalo e cose così.


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L'elenco telefonico di Nisida

La settimana prossima sarò a Nisida dove incontrerò dei ragazzi speciali. Proveremo a scrivere assieme. L'unica certezza che ho, è di ricevere più di quanto riuscirò a dare.


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Appunti sui bar

Nel mio quartiere ogni abitante è censito presso un bar e in tutta la mia vita, anche se mi sforzo di ricordare, non ho mai sentito la frase: “il tale ha cambiato bar”. Non c'è una legge precisa a stabilirlo ma una serie di forze frammentate. Geografia cognitiva la chiamo io, o anche urbanistica minore, ma sono parole che mi sono inventato e non penso siano giuste. La scelta del bar è solitaria perché non vai in quello che frequentava tuo padre o in quello che frequentano i tuoi amici. C'è un riconoscimento bilaterale perché un po' lo scegli tu, un po' lo fa lui come succede nelle università americane e gli resti fedele. La parola fedele invece è esatta perché spiega il rapporto intimo che si crea. Non ho detto affezionato o abituale, intendo che uno il bar non lo tradisce. Poi noi a San Giovanni a Teduccio, stiamo fuori al bar, non dentro. Infatti diciamo: "vado fuori al bar". Occupiamo lo spazio sul marciapiede e ci appoggiamo alle macchine o ai paletti.
Io delle volte faccio dei pensieri stupidi e penso che sarebbe utile scrivere sul curriculum oltre ai titoli scolastici, il bar che si frequenta. Quelli delle risorse umane leggerebbero frasi: "Master presso Bar Fortuna ", oppure, "ha frequentato il Bar Marcone con ottimi risultati."


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Poesia dell'amore pesante

Ti ho spedito una lettera d’amore,
dentro ci ho messo il polonio 210,
il francobollo è radioattivo,
raffigura Chernobyl dopo l’esplosione,
c’è scritto che ti aprirò il cuore,
con un paletto.


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Favola radioattiva [protocollo 1191]

Un bambino trova in una campagna attorno Napoli un bidone con la scritta Milano. Con una pietra comincia a colpirlo fino a che si apre. All’interno ci sono migliaia di lettere. Ne legge una, poi un’altra. Sono tutte scritte da bambini e dentro c’è il sogno di ognuno di loro. Tra le lettere trova anche la sua. Astronauta, perché una volta aveva sentito sua mamma dire che dovevano andare via da quella città e allora lui aveva pensato al posto più lontano possibile: lo spazio. Il bambino scava e trova altri bidoni pieni di lettere, li mette uno sull’altro e costruisce una torre altissima, ci sale in cima e si arrampica fino alla Luna, ma mentre sale non smette di piangere e ogni lacrima che cade sulla terra diventa un piccolo fuoco. E la terra attorno Napoli si incendia di fuochi che nascono da lacrime.


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Il fiuto dello Squalo

Marsilio Editore

Pg 300

In tutte le librerie oppure su:

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